| N. 2 - Anno XI - Marzo - Aprile 2006 | Indice giornale |
Notizie |
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Essere credibili |
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| Adriano Simoncini | |
"Non vi verrà chiesto se siete stati credenti, ma se siete stati credibili." Con questa frase di risonanza testamentaria don Luigi Ciotti ha concluso il suo intervento alla Settimana della legalità organizzata a Pianoro. Non era tuttavia, come poteva attendersi da un uomo di religione, citazione di profeti biblici. Don Ciotti ha soltanto ricordato le parole scritte dal giudice Livatino in un suo diario di lavoro prima che la mafia lo assassinasse. Sì, il giudice Livatino. Che a Trapani compiva, e non altro, il suo dovere di servitore dello Stato, del nostro Stato. Lo inseguirono lungo una strada di campagna, lui abbandonò l'auto e cercò salvezza fra i campi - non voleva morire - lo raggiunsero e lo uccisero. Rimase bocconi contro la terra. Sull'ultima soglia avrà invocato Dio e forse avrà avuto la certezza di essere stato, come aveva scritto, credibile nel suo impegno di servire la Repubblica.
Ne valeva la pena? e quale Repubblica? In proposito oso citare Socrate: "Poco importa che realmente in una qualsiasi parte del mondo esista uno Stato come quello che abbiamo sognato: in cielo, forse, ce n'è l'esempio per chi voglia vederlo e su esso ricalcare il proprio governo. Poco importa che lo Stato nostro già esista o debba ancora essere attuato, perché soltanto di questa ideale città e di nessun'altra noi dobbiamo aspirare alle leggi." Ma non voglio apparire utopico. Uno Stato in cui si può vivere con dignità è esistito nel tempo, ed è oggi realizzato e realizzabile da chi lo vuole, nel mondo. Lo ha descritto, una volta per sempre, Tucidide: "… quanto al nome, per il fatto che non si amministra lo stato nell'interesse di pochi, ma di una maggioranza, si chiama democrazia: secondo le leggi vi è per tutti l'uguaglianza per ciò che riguarda gli interessi privati, e ciascuno è preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo nel quale si distingue per il merito, e non per la classe da cui proviene; d'altra parte, quanto alla povertà, se uno è in grado di far del bene alla città, non è impedito dall'oscurità della sua posizione sociale… Mentre ci regoliamo nei nostri rapporti privati senza offendere, nella vita pubblica non ci comportiamo in modo illegale, perché diamo ascolto a coloro che di volta in volta sono in carica e alle leggi, specialmente quelle che sono stabilite per aiutare le vittime di ingiustizia e quelle che, senza essere scritte, portano a chi le viola una vergogna comunemente riconosciuta…"
Per meglio vivere insieme, aggiungo un bonario ammonimento di padre Marella, il frate contadino cui anche Pianoro ha dedicato una via: "Il bene bisogna farlo finché si è in vita. È facile lasciare le cose che non si possono portare all'aldilà… La vera ricchezza da lasciare è il bene fatto." Nient'altro, se non una personalissima riflessione. Riteniamo che l'onestà, la solidarietà, l'eguaglianza di diritti e doveri siano un valore che comunque paga? Sì? Allora testimoniamolo con coerenza. Non occorre morire, né mendicare per chi non ha: solo gli eroi lo compiono con lievità, ma sono appunto eroi. La vita ci propone comunque molte occasioni per farlo, alcune più rilevanti di altre. Fra pochi giorni andremo a votare per la democrazia e un buon governo nel nostro paese. Per essere credibili a noi stessi votiamo per persone credibili.