| N. 2 - Anno XI - Marzo - Aprile 2006 | Indice giornale |
Cultura |
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Batistén dal Murazz (Cà Samorré, che prende nome dal monte che lo sovrasta) |
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I racconti di Angiolino Fabbri |
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Umberto Fusini |
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Un giorno si sparse la voce che un uomo era in pericolo di vita, lassù fra i calanchi del Puntiròn, così chiamato perché la cima più alta era appunto una altissima guglia aguzza, da sembrare appunto una spada. Che era successo? Soltanto una bravata, finita male, del contadino del fondo Muraccio, un certo Monti Battista, detto Batistén, un ometto alto 1,55 come me, ma dai potenti nervi e noto per non temere vertigine. Questi, si disse, volle fare una scommessa con il contadino Lelli di Cané, podere confinante, a chi fra i due fosse riuscito a toccare la cima del Puntiròn, la più alta dei calanchi che erano e sono tuttora di fronte alle loro case (anche se oggi il famoso Puntiròn è molto più basso perché eroso dal tempo). Un sabato mattina ecco i due scalatori pronti alla grande impresa; solo una zappetta a manico corto era tutto il loro equipaggiamento e soli soletti iniziarono la scalata. Alle 10 Lelli abbandonò la prova: troppo friabile era la terra del calanco e se uno fosse caduto anche solo dallo schienale che portava ai piedi della cima avrebbe fatto a scivoloni almeno 100 metri fra macigni e "ballotte". Batistén invece continuò: riuscì a forza di piccoli gradini ad arrivare allo schienale, poi a cavalcioni della cresta ed infine, sempre a piccoli tratti, al punto della vera scalata. Lelli da sotto stava a guardare l'amico che alle 4 del pomeriggio toccò la cima e felice agitò il braccio in segno di saluto. Quando lo scalatore fece per ritornare non sapeva più dove mettere i piedi scalzi; provò e riprovò, ma non fece un passo, cominciò ad avere paura di fare un volo mortale, aspettò una mezz'ora e riprovò di nuovo, ma nulla e la paura aumentò e si impadronì di lui. Cominciò a tremare e a domandare aiuto, si scoraggiò talmente che, piangendo, abbassò la testa sul costone e non si mosse più. Lelli aveva un bel da chiamare, il nostro aggrappato com'era, non pensava che a stringere con braccia e gambe per non cadere nel vuoto. L'amico decise allora di correre in paese a domandar soccorso, ma che potevano fare i paesani? Nulla! Decisero allora di andare all'ufficio postale di Musiano per telefonare ai pompieri di Bologna. Quando questi arrivarono era già sera e non fu possibile aiutare Batistén; solo grosse lampade poterono illuminare quel cartoccio d'uomo che stava sul Puntiròn e che per tutta la notte non mosse un dito limitandosi a pronunciare ogni tanto "Aiuto! Aiuto!" e l'eco dei calanchi di rimando - iutooo tooo. Parecchi paesani vollero passare la notte fra quei calanchi curiosi di vedere la fine dell'avventura. Così venne giorno e una dozzina di pompieri iniziò il salvataggio: con punte, mazzette e corde fecero strada ad uno solo di essi che, a sua volta, lavorò due ore prima di arrivare da Battista, il quale non dava più segno di vita e pareva come imbalsamato. L'avventuroso alpinista fu legato come un salame e piano piano, con l'aiuto di tutti, fu calato dall'altra parte del picco mediante una lunga corda. Arrivato ai piedi del Puntiròn la corda, tirata da due lati, servì per la coraggiosa discesa del coraggioso pompiere. Batistén era salvo, ma slegato che fu continuava a stringere quella cresta che non c'era più ed a ripetere "Aiuto! Aiuto!" finché non fu trasportato di peso fino al fossato a valle.