N. 3 - Anno XI - Maggio/Giugno 2006 Indice giornale

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"F I D A R S I E' B E N E N O N F I D A R S I E' M E G L I O!"

Un increscioso episodio scolastico


I proverbi sono la saggezza del popolo; spesso li citiamo  a convalida del nostro pensiero o comportamento, ma poi non ne teniamo  veramente conto, fino a quando, dopo aver sbattuto il naso,  ci  torna  in  mente  una  di  quelle   " perle  di  saggezza."         Questa è una specie di lettera aperta ad una "mamma" di Pianoro Vecchia, una mamma che quando io, insegnante,  mi sono fatta portavoce  dell'esigenza di chiedere alle famiglie "un contributo volontario", data la progressiva  decurtazione di fondi da parte dello Stato, mi continuava a dire: "Io non mi fiderei, sì, magari all'inizio i nostri soldi verranno usati per materiale didattico, ma poi col tempo non ne controlleremo più l'utilizzo."  "Non si preoccupi" le ripetevo, "io sono al Consiglio d'Istituto, non permetteremo mai che  vengano spesi in altro modo."  Mi sbagliavo signora…   ed ora le chiedo scusa.  E' finita come lei aveva previsto: quest'anno, il contributo che i genitori credevano servisse al mantenimento della fotocopiatrice e all'acquisto di materiale didattico, verrà usato per pagare i telegrammi per l'assegnazione delle supplenze lunghe.  Come e perché ciò sia potuto accadere dipende dalla "fiducia".  Noi del Consiglio d'Istituto non avevamo motivo di dubitare che i bilanci fossero costruiti nel migliore dei modi, nessuno di noi s'intende di bilanci scolastici e a nessuno è venuto in mente di chiedere consulenze o farli controllare.  Adesso che i buoi sono scappati mi sono informata e ho scoperto che il contributo dei genitori doveva essere inserito in un'altra voce, se davvero si voleva utilizzarlo per "l'acquisto di materiale didattico individuato dai docenti", come stava scritto nella nota di richiesta inviata alle famiglie.  Che fare?  Prima di dimettermi dal Consiglio d'Istituto mi sono permessa di chiedere se questa "svista " fosse  frutto  d'incompetenza  o di una scelta  intenzionale.  Sono stata letteralmente aggredita: "Lei non ha fiducia!"  Proprio mentre  mi sentivo in colpa  perché, a causa dell'eccessiva fiducia (mia e dell'intero Consiglio d'Istituto), i soldi dei genitori sono finiti nella cornetta telefonica, mi veniva rimproverato di "non aver fiducia"!  Ironico no?  Se avessi tenuto conto del proverbio, forse le cose sarebbero andate diversamente o forse no, chi può dirlo, visto che neanche la componente "genitori",  in Consiglio,  ha  speso  una  parola  a  mio  sostegno. Così va il mondo signora, lei l'aveva previsto, io no;  nemmeno l'età è riuscita a guarirmi dall'ingenua  fiducia  con cui mi ostino  a  guardare il mondo.   A  Lei  dovevo  le  mie  dimissioni.    Ancora  scusa. 

 

                    Paola Corazza


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