N. 3 - Anno XI - Maggio/Giugno 2006 Indice giornale

Attualità

Marchesini Group non teme la globalizzazione

Crescono occupati, fatturato e ordinativi della prestigiosa azienda pianorese che produce macchine automatiche per il confezionamento dei farmaci

 
Marco Malpensi

L'economia italiana sta vivendo una congiuntura difficile. Ai suoi problemi storici (l'inefficienza della pubblica amministrazione, gli eccessivi oneri che gravano sul lavoro, la mancanza di infrastrutture, la mafia, la corruzione…) si sovrappongono, ora, il costo crescente dell'energia per la quale siamo quasi totalmente dipendenti dall'estero, il ritardo nella ricerca scientifica e nella formazione del personale rispetto agli altri paesi industrializzati, la concorrenza dei paesi asiatici in rapido sviluppo recentemente ammessi nel commercio mondiale i cui bassissimi costi di mano d 'opera sembrano mettere in crisi la nostra industria manifatturiera. Anche a Pianoro, dove risiedono molte aziende che costituiscono un vanto per il nostro territorio, si incomincia ad avvertire qualche difficoltà e qualche timore. Ma non è il caso di Marchesini Group che ha chiuso il 2005 con un bilancio molto soddisfacente. Per saperne di più abbiamo posto alcune domande all'amministratore delegato del Gruppo Maurizio Marchesini.

Molte aziende italiane hanno trasferito i loro stabilimenti produttivi nei paesi dove la mano d'opera costa di meno nel timore di non poter reggere la concorrenza della Cina e degli altri paesi asiatici emergenti. La sua azienda, che continua ad espandersi in Italia con nuove acquisizioni di siti produttivi, non ha tentazioni di questo genere?

Mantenere la produzione in Italia non è una scelta di bandiera. Noi abbiamo bisogno di competenze che sono qui e che si sono formate in 30 anni di ricerca, di esperienza, di rapporti dell'azienda e dei suoi tecnici con il mondo circostante. All'estero abbiamo soltanto la rete commerciale che ci consente di esportare l'85% della nostra produzione.

Quindi nessuna paura dei "cinesi"?

Cina e India possono essere competitive sul prezzo dei prodotti di serie; non nella risoluzione di problemi atipici che è il campo dove noi operiamo e dove non ci si può improvvisare perché servono ricerca ed inventiva. Forse un giorno ci raggiungeranno, ma certamente non a breve termine. Per altro noi stiamo diversificando la nostra produzione riuscendo così a ripartire e quindi a ridurre i costi di ingegnerizzazione che incidono in modo rilevante nella nostra produzione. E poi la mondializzazione non è per noi una novità; mio padre quando fondò la nostra azienda è vero che vendette la prima macchina in Italia ma già la seconda la vendette in Francia.

Il vostro bilancio 2005 chiuso con dati molto positivi. Gli elementi più significativi?

Innanzi tutto la crescita complessiva del fatturato del 7% e degli ordinativi del 50% rispetto al 2004. Poi il successo della nostra Corima che ha incrementato i ricavi del 110% e gli ordinativi del 70% ; da sottolineare che, con l'ingresso 3 anni fa di tale azienda, il nostro Gruppo è diventato l'unico al mondo in grado di produrre interamente in casa linee complete per il confezionamento di siringhe. E ancora la  Teamac, un'azienda di Budrio attiva nel settore del confezionamene del thè che abbiamo acquisito 2 anni fa, che ha aumentato il fatturato del 130% e il portafoglio ordini del 40%. In crescita anche i dipendenti del Gruppo che sono complessivamente ormai 1000 di cui 750 in Italia.

Avete ancora difficoltà a reperire il personale?

La nostra collaborazione con la Scuola professionale dei Salesiani ha in gran parte risolto i problemi che ci hanno creato difficoltà negli anni scorsi. Ora i nostri tecnici vanno nella scuola di Bologna a tenere lezioni ed a fare, insieme con gli studenti, anche sperimentazioni. Poi durante l'estate alcuni ragazzi vengono a fare degli "stage" presso di noi e qualcuno viene assunto. Questa soluzione porta vantaggio alla Scuola, alla nostra azienda ed ai ragazzi che trovano lavoro.


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