| N. 4 - Anno XI - Luglio/Agosto 2006 | Indice giornale |
La Posta |
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A PROPOSITO DI ASILI NIDO |
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Tutti gli anni giusto in questo periodo riparte il tormentone della mancanza di nidi per i piccoli da 0-3 anni. Una possibile soluzione c'è, ma bisogna avere il coraggio di studiarla e sperimentarla anche da noi, in fondo basta copiare ed è come scoprire l'acqua calda. In Francia, dove l'indice di natalità è elevato e parlo di questo paese avendone conoscenza diretta, le percentuali di copertura dei nidi pubblici comunali sono davvero modeste, anche se variabili da zona a zona. Anche in Francia l'accesso al nido comunale è parametrato al reddito e/o a particolari situazioni familiari. Allora cosa ha studiato la legge francese da tanto tempo? La "dada famigliare". Come funziona? Chi dietro specifici requisiti di legge si rende disponibile a svolgere questa professione, s'iscrive ad una apposita lista a disposizione dei genitori che sono stati esclusi dal nido pubblico. Si contatta la "dada famigliare" e se le parti trovano la reciproca soddisfazione, viene stipulato un regolare contratto per cui la dada riceve un compenso ufficiale, circa di 750 € al mese per otto ore al giorno, paga le tasse, accoglie i bambini anche quando sono ammalati, i genitori scaricano dal reddito il contratto e quindi l'anno dopo rientrano parzialmente della spesa. Ma non finisce qui: la municipalità da un contributo mensile ad ogni bambino che frequenta la "dada famigliare" in ragione delle fasce di reddito. A conti fatti il costo per la famiglia può essere di circa 200 € mese per un reddito medio. La dada famigliare ha diritto alle ferie ed è obbligata a fare percorsi di aggiornamento periodici presso puericultrici comunali, ma deve anche, in giornate concordate, portare i "suoi" bambini al nido pubblico per la necessaria socializzazione. Allora perché non rendere disponibile tale esperienza anche da noi invece di lamentarsi che i posti pubblici sono scarsi e le liste di attesa si allungano? Perché affidarsi solo ai nonni quando ci sono o magari a persone disponibili, ma pagate in nero? Quando ho portato questa idea alla nostra amministrazione, come anche la valutazione di privati disposti ad aprire nidi convenzionati, la risposta del sindaco è stata: noi comunque preferiamo il nido pubblico. E così rispondono anche tantissimi altri sindaci italiani per i quali il sistema o è pubblico o non è. Allora i tanti genitori che si devono gestire il bambino escluso dai nidi comunali sappiano anche di chi è la responsabilità (aggiungerei anche le organizzazioni sindacali che potrebbero inorridire ad un simile progetto, tanto fare battaglie di retroguardia è il loro mestiere preferito da tempo). Vi assicuro che il sistema funziona e bene. Questa, ad esempio, è anche una soluzione per tante mamme che preferiscono crescere il loro figlio prendendone uno o due in affitto senza perdere reddito o puericultrici neo-diplomate che non trovano sbocco nel pubblico, un vero principio di sussidiarietà. Provare per credere.
Odetta Montoncello
consigliere comunale
Centro per le Libertà / Forza Italia