N. 5 - Anno XI - Settembre/Ottobre 2006 Indice giornale

Attualità

GUARDANDO LE SCULTURE

 
Piergiovanni Pierantozzi

Abbiamo incominciato il viaggio l'anno scorso. Lo abbiamo fatto alla biblioteca di Pianoro, dove Alfonso Panzetta ci ha condotto nel panorama della scultura attraverso i secoli: nel primo ciclo di conferenze, dai Greci al medioevo e nel secondo, tenuto quest'anno in primavera, dal rinascimento al primo novecento.

In Grecia avevamo visto le statue belle, le forme armoniose, come apparizioni di sogno, con i colori cancellati dal tempo, fatte da artisti entrati nella leggenda. Siamo passati poi attraverso la stagione dell'impero romano, dove gli scultori, con nomi a noi sconosciuti, erano al servizio del potere, che chiedeva sopratutto visibilità e gloria. Attraversando il medioevo abbiamo visto scomparire definitivamente le antiche forme, non più necessarie per rappresentare il pensiero religioso nella chiesa.

Siamo ripartiti con la stagione del rinascimento che è stata anche un ritorno alla classicità, dove la figura dell'uomo riemerge, rappresentata nella propria fisicità e consapevolezza di se nel mondo. Donatello e Michelangelo dominano la scena, gli artisti che nascono dopo di loro ripeteranno quei modelli e faticheranno a rinnovarne gli stili.

Nel seicento avviene in Italia un'accelerazione nello sviluppo delle forme artistiche, è il momento del barocco. Bernini invade a tutto campo la scena con capacità tecniche e maestria irraggiungibili, opera su un nuovo sfondo architettonico della città che si rinnova, dove i monumenti amplificano lo sfarzo e la decorazione. E' un fenomeno sopratutto italiano che si estende a tutta la cristianità europea e si evolve in forme ornamentali complesse ed esasperate. Nel settecento avviene il brusco cambiamento di stile, con un ritorno, ancora una volta, ai greci: lo stile neoclassico, e Canova ne è il capofila. Perchè questo ritorno? Perchè, rileggendo la storia, è l'epoca dei lumi e della rivoluzione francese, dello sviluppo della scienza moderna e delle scoperte archeologiche.

Subito dopo, nell'ottocento, si apre la stagione romantica, che si contrappone alle idee troppo razionali della generazione precedente. Gli stili divergono prendendo diverse strade, la fredda bellezza di Canova non è più un riferimento. La committenza è più ricca e diversificata, l'artista, che comunque ha il privilegio di emergere dalla massa degli individui ancora senza risorse, può finalmente lavorare liberamente, non condizionato dalle richieste del committente. Le sue opere verranno esposte nelle mostre d'arte per essere viste e comperate. I nomi dei maestri si moltiplicano e molte sono le accademie in Europa. Roma e l'Italia rimangono ancora le mete più ambite per lo studio e la conoscenza dell'arte.

Nella seconda metà dell'ottocento emergono le figure di tre scultori: Vincenzo Gemito, Leonardo Bistolfi, Medardo Rosso. Bistolfi lo possiamo vedere a Bologna nel monumento a Carducci e Gemito lo abbiamo visto probabilmente da qualche parte con i suoi scugnizzi di terracotta che sembrano stati fatti lì per lì, mentre li guardiamo. Con Rosso il discorso sull'arte si complica. Che cosa sono quelle opere che sembrano solo abbozzate o ricoperte ancora da un velo di materia? Occorre guardarle senza pregiudizio, abbandonando, almeno per un po', i soliti criteri di riferimento: la verosimiglianza, la realtà, il virtuosismo tecnico, ecc... Possiamo così, forse, arrivare alla partecipazione dell'emozione, al sentimento che nasce di fronte alla vita. Lo scultore francese Rodin ne fu influenzato.

Ma non è che un modo di proporre visioni. Infatti, venendo avanti coi tempi, il discorso sull'arte si complica ancora di più. Siamo giunti agli inizi del novecento e agli artisti che guardano ora alle altre culture, per esempio a quella africana. Qui i modelli non sono legati al naturalismo o alla verosimiglianza. Sono forme simboliche, a volte anche monumentali, che appartengono ad un differente linguaggio dell'arte, per noi nuovo ed interessante... Di questo ed altro parleremo con Alfonso Panzetta l'anno prossimo, concludendo con la scultura contemporanea, il ciclo d'incontri tenuti da Capo Seattle alla biblioteca di Pianoro.


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