N. 5 - Anno XI - Settembre/Ottobre 2006 Indice giornale

Cultura

"Fra Passato e Passato Prossimo"

(9°Brano)

 
Romano Colombazzi

Scrive Giovanni Bacchi, narratore del 1800: "Dalla strada Nazionale l'escursionista che volge lo sguardo verso mezzogiorno, vedrà a qualche distanza sorgere su un colle, alla sinistra sponda del Savena, una chiesa: quella è Sant'Andrea di Sesto. Si vuole che la denominazione di Sesto sia venuta a questo luogo dalla di lui distanza dalla città, essendoché è lontana appena 6 miglia romane da Bologna, qualora si potesse ancora interamente percorrere l'antica strada che attraversando le colline di Jola, di Sesto, di Brento e di Monzuno, arriva a Monte Venere, e di là per Trasasso, Cedrecchia, Monte Ferdente (Fredente) ed il Bastione, volge verso la Traversa ove raggiunge l'attuale Via Nazionale. Un castello che si trovava a Sesto venne distrutto nel 1275 dalla fazione dei Lambertazzi dopo la vittoria ottenuta contro i Geremei, presso Faenza." In effetti, benché oggi noi denominiamo col nome Sesto l'abitato che sorge a destra del Savena, dopo la Carteria, come evidenziato nella planimetria del Catasto Boncompagni, sotto riportata, il nucleo originale di Sesto o Sestum era ubicato a sinistra Savena.

 

Arturo Palmieri, nel libro "La montagna bolognese del medio evo", scrive: " La strada del Savena esistette indubbiamente nell'epoca romana. Vi sono prove che non possono essere disconosciute. Fuori Porta S.Stefano, partendo da Bologna, la parrocchia successiva a quella di Jola, si chiama S.Andrea di Sesto, ed è precisamente a sei miglia romane lontano da Bologna, facendo il calcolo lungo l'antico percorso di questa strada che saliva sulle colline di Monte Donato. Più avanti vi è la località, che già conosciamo, di Otto, distante otto miglia romane da Bologna e, circa un miglio più avanti, un altro luogo è chiamato Nono/None. Io credo, col Casini, che questi nomi stiano a ricordare i segni lapidari che segnavano le distanze romane dalla città: Ad sextum,ad octavum, ad nonum lapidem."

Sesto è un vico antichissimo. La sua chiesa dedicata a S.Andrea è nominata in una bolla di papa Onorio III del 1221. La sua ultima ricostruzione risaliva alla fine del 1600. Fu distrutta dalla guerra nell'aprile 1945 e verrà ricostruita a valle in località Carteria. Nel medioevo aveva un suo castello posto sotto il Monte Pulcino, presso il quale passava la via romana. Il Calindri, come il Bacchi, afferma che il castello fu distrutto dai Lambertazzi nel 1275, allorché, sconfitti dai Geremei presso Faenza, invasero il territorio collinare mettendo tutto a ferro e fuoco. Le due notizie sembrano contrastanti non per il castello distrutto, ma per il fatto che a sconfiggere i Lambertazzi (ghibellini) furono i guelfi Geremei.

In un documento del 1376, Sesto assieme a Musiano, Otto, Riosto, Gorgognano, Montecalvo risulta nella giurisdizione del Vicariato della Croara. Tra il 1770 e 1800 Sesto fu Comune a sé con 234 persone, suddivise in 41 famiglie, di cui 14 vivevano nel Borgo di Molino (l'attuale Carteria) e 5 a Osteria. La chiesuola posta sulla Via della Futa è un oratorio dedicato a S.Maria di Mileto e conserva un bell'affresco di Madonna col bambino di autore sconosciuto e una statua di S.Antonio da Padova dei faentini. L'Osteria, poco prima della chiesuola, era un fabbricato caratteristico con tre archi di portico, che nel passato ha svolto le funzioni di "posta" e di locanda, con tutto l'occorrente per il cambio dei cavalli ed il ristoro dei viaggiatori. Era chiamata dagli abitanti del luogo "l'ustariaza", poi nel tempo divenne un'officina da fabbro del famoso "Picculen". Oggi il fabbricato è stato ristrutturato e, nella parete sotto il portico, vi sono ancora tracce di un affresco riproducente la Madonna e due santi. Prima della II^ guerra mondiale, davanti a questo affresco, convenivano gli abitanti del borgo per recitare il rosario. Scrive ancora il Carpani in "Storia di Pianoro": "Diversi sono i personaggi illustri di Sesto e, fra questi, Lamberto Foscolo di Leone da Sesto che fu tra i testimoni della manomissione della schiava Clarizia avvenuta nel 1056 nella chiesa di Musiano, Alberto di Giulio e Manfredino di Gerardo, anziani del Comune di Bologna nel 1298. Chiaro di Sesto, frate domenicano, insegnò all'Univeristà di Bologna nel secolo XIII° e morì santamente a Civitavecchia nel 1235".

(Prosegue nel prossimo numero).


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