| N. 5 - Anno XI - Settembre/Ottobre 2006 | Indice giornale |
Attualità |
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LE "BADANTI" E I SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE |
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| Angela Maini | |
Nel n. 5/2005 de "L'Idea", abbiamo pubblicato la lettera a firma del Signor Mario Caselli che chiedeva chiarimenti circa le procedure seguite dal personale comunale addetto all'ufficio Servizi Sociali per segnalazioni ad utenti interessati alle "badanti". Il lungo colloquio che abbiamo avuto con il Signor Gianalberto Cavazza, responsabile dell'Ufficio Servizi Sociali, ha avuto come obiettivo quello di chiarire la situazione che ruota attorno a questo tipo di servizio, che negli ultimi tempi è sempre più richiesto da famiglie con anziani poco o per nulla autosufficienti."Intanto il termine "badanti" usato dal Signor Caselli nella sua lettera - dice Gianalberto Cavazza - non è certo dispregiativo, ma definisce, nell'uso comune, una tipologia di accudimento senza alcuna specializzazione, che vede lo svolgimento delle pulizie della casa, dell'igiene della persona, della preparazione dei pasti, ecc. e risolve i problemi di coloro che desiderano mantenere l'anziano o all'interno del nucleo familiare oppure nella propria abitazione senza ricorrere a case protette". Diverso è l'approccio con la struttura comunale, che attraverso il Servizio di Assistenza Domiciliare garantisce personale con una specifica formazione che, oltre allo svolgimento delle normali operazioni quotidiane di cui necessita l'utente, è in grado di valutare segnali di bisogno da trasmettere ad altri operatori qualificati, per esempio nel settore socio-sanitario od infermieristico. Nei casi più gravi è prevista poi l'Assistenza Domiciliare Integrata, che prevede anche la figura del medico o del fisiatra. Ma per tornare all'accudimento di tipo generico, secondo Gianalberto Cavazza, in questi ultimi anni sono molte le famiglie che vi hanno fatto ricorso, utilizzando sempre di più persone in regola con il permesso di soggiorno per le quali si provvede con un regolare contratto che include i versamenti contributivi anche se purtroppo non esiste ancora una figura professionale o strumento contrattuale che preveda per un lavoratore una prestazione continuativa di 24 ore, per cui si fa riferimento ai trattamenti previdenziali delle colf. "Per quanto attiene ad eventuali segnalazioni di nominativi da parte degli addetti all'Ufficio Servizi Sociali - prosegue Gianalberto Cavazza - devo confermare che il personale dipendente non "incrocia" domande con offerte di lavoro. Al riguardo già dal settembre 2004 è attivo lo Sportello Comunale del Lavoro che attinge dalla liste provinciali di collocamento segnalazioni di persone senza qualifica, ma rigorosamente in possesso del permesso di soggiorno, che si propongono di svolgere l'attività generica di accudimento. ". Per quanto attiene al lavoro "in nero" Gianalberto Cavazza ha le idee piuttosto chiare e dice: "Sarebbe ora che si mettesse mano anche all'attività svolta da coloro che hanno solo il visto turistico o sono irregolari oppure che comunque non vengono assunti in modo regolare, affinché per lavorare non siano costretti a cadere in mano dei caporali o del mercato nero che produce ulteriore sfruttamento e maggiore povertà. Non è possibile ignorare queste situazioni solo perché l'attuale normativa non consente la regolarizzazione di irregolari che peraltro per cinque anni non possono entrare nel mercato del lavoro. Di quel lavoratore in nero che richiede aiuto ai Servi Sociali, si dovrebbe poter raccogliere l'autocertificazione contenente l'indicazione del reddito e, a seguito di ulteriori indagini da parte dell'assistente sociale, provvedere per quanto richiesto". "Quanto richiesto" non è solo riferito a contributi, ma a progetti, peraltro esistenti a livello di Distretto Sanitario, che prevedono un percorso di formazione professionale per poter poi giungere al mercato del lavoro con una qualifica che consenta di uscire dal "nero". Per quanto si riferisce allo specifico delle "badanti" - prosegue Gianalberto Cavazza - le assistenti sociali e quelle domiciliari stanno tentando una mappatura della realtà pianorese allo scopo di convincere sia le lavoratrici che le famiglie ad intraprendere il percorso della qualificazione che potrebbe portare alla formazione di un Albo Distrettuale al quale ricorrere nei casi di necessità." Le resistenze a consentire la formazione delle "badanti" ovviamente ci sono, ma l'obiettivo è così importante che la legge regionale prevede "l'assegno di cura" da versarsi a quelle famiglie che mantengono al proprio domicilio l'anziano, finalizzato anche alla presenza della persona che lo accudisce, proprio per finanziare il maggior costo della regolarizzazione/formazione della "badante". Il quadro tracciato da Gianalberto Cavazza sulla realtà dell'assistenza domiciliare si completa con il progetto inserito nel PRU del centro del Capoluogo che prevede la costruzione di una serie di abitazioni destinate ad anziani pianoresi autosufficienti e non. Abitazioni con soluzioni tecnologiche all'avanguardia e prive di barriere architettoniche, mentre è prevista una grande sala comune attrezzata dove anziani, residenti e non, potranno ritrovarsi in una aggregazione sociale informale per svolgere attività di socializzazione e di svago. Il vero segnale che l'Amministrazione vuole dare ai cittadini è che non si attuano tagli di servizi o riduzioni di contribuzioni, ma si prendono in carico responsabilmente tutte le problematiche che ruotano attorno ad anziani, famiglie, badanti, assistenza domiciliare integrata, nonostante i reali e concreti tagli al bilancio. Mantenere l'anziano all'interno del proprio domicilio con persone che si prendono cura di lui, anche con contribuzioni economiche, nonostante la gravità della malattia e/o disabilità da cui possa essere affetto, contribuisce a migliorare la qualità della vita e per molti ad allungarla. Le case di riposo o case protette sono qualificate e attente ai bisogni, ma va da sé che al loro interno possono crearsi condizioni psicologiche negative.