| N. 5 - Anno XI - Settembre/Ottobre 2006 | Indice giornale |
Cultura |
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LA DANZA DELLE AVANGUARDIE |
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Le gite culturali de L'Idea |
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Gianna Solmi |
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La mostra tenuta al MART di Rovereto, racconta la nascita della danza come espressione artistica d'avanguardia, analizzando le sue relazioni con le arti visive del '900. Nel meraviglioso catalogo di 662 pagine Gabriella Belli, curatrice della mostra,si chiede e chiede a noi tutti "a cosa sarebbero serviti i molti esperimenti dell'arte visiva, della scultura e della pittura, se fossero rimasti chiusi nel loro ristretto campo e se gli artisti non avessero avuto la possibilità di dialogare con tutte le altre arti, espandersi oltre la tela, occupare lo spazio del palcoscenico e della vita, vestire i corpi dei ballerini ma anche della gente comune, dipingere con tutti i colori del mondo le quinte dei teatri, inventarsi una nuova canzone mentre si alza il sipario?" La mostra, conclude la Belli , è una possibile risposta a questa domanda. La mostra è un percorso ricco di suggestioni, più di 1000 opere che mettono in luce le trasformazioni avvenute in teatro e nella ricerca artistica internazionale di un secolo. Un arco di tempo in cui gli artisti più importanti creano coreografie e scenari che rompono gli schemi della tradizione, trasformando il palcoscenico nel luogo di valenze creative mai viste prima. E' la nascita di una nuova forma d'espressione che fonde le arti plastiche e visive con il balletto, facendo convergere pittori, stilisti e architetti all'interno della rappresentazione. Nei primi anni del'900 gli artisti non si limitano a rappresentare il teatro ma salgono direttamente sul palcoscenico, realizzando scenografie e costumi, coinvolgendo così nella ricerca artistica d'avanguardia anche la rappresentazione teatrale. Il teatro si trasforma in un grande laboratorio nel quale si sperimentano le più audaci soluzioni del linguaggio artistico. Il primo grande innovatore è Serge Diaghilev, l'impresario dei Balletti Russi. Tra il 1909 e il 1929 Diaghilev rompe con la tradizione della danza classica e invita Matisse, Picasso, Bakst, Gontcharova, Larionov a realizzare le scene ed i costumi per la sua compagnia parigina. Collaborarono con lui: Balla, che nel 1915 fa esperimenti con la luce elettrica per il Feu d'artifice, azione astratta di luce su musica di Strawinsky, e realizza lo spettacolo nel 1917 al Teatro Costanzi di Roma, Prampolini con il suo Manifesto della scenografia futurista del 1915; Depero e le sue ricerche plastico-figurative realizzate nelle colorate macchine-marionette del Le chant du Rossignol. In Italia non possiamo dimenticare il periodo del Maggio Musicale Fiorentino, che negli anni '50 vide nascere i cromatismi di Savinio e gli altri pittori-scenografi come Castrati, Sironi e Fiume. Negli anni '60 e '70 il nostro paese creò spettacoli di rilievo internazionale dalla collaborazione per esempio tra Strehler e Damiami, Ronconi e Pizzi. Questa mostra epocale , entusiasma e piace agli specialisti, agli storici, agli appassionati d'arte, dello spettacolo e della moda. Per noi pianoresi una soddisfazione in più; il nostro illustre concittadino, l'artista Elio Marchegiani, ha realizzato fedelmente dal progetto autografo di Giacomo Balla la ricostruzione della scenografia per lo spettacolo "Feu d'artifice", opera già citata nell'articolo. Elio incontra le figlie di Balla e seguendo un suo desiderio creativo, supportato dai disegni del maestro realizza una maquette di cm. 96x91x71. Nel 1997 il Museo d'Arte Contemporanea del "Castello di Rivoli"gli fa richiesta per la versione a grandezza reale da esporre nelle sue sale,oggi è visibile al MART in questa mostra. In un epoca dove la bellezza va scomparendo nella natura, nelle città, nelle strade, nelle case, questa mostra riempie il cuore di gioia e l'anima d'armonia, perché mette in luce l'incanto del lavoro collettivo per un fine armonioso. Le curatrici Gabriella Belli ed Elisa Guzzo Vaccarino, hanno impiegato quattro anni per organizzarla, a noi serve un giorno per vederla e poi non la dimenticheremo più. Gli appassionati dell'Idea hanno avuto come guida preziosa lo scenografo Prof. Pietro Lenzini, insegnante dell'Accademia di Belle Arti a Bologna, che con un gruppo di suoi studenti ha viaggiato con noi, dentro alla storia della danza. E come sempre, "il teatro" è un grande contenitore e comunicatore.