N. 6 - Anno XI - Novembre/Dicembre 2006 Indice giornale

Cultura

IL CORO DEL VILLAGGIO

 
Gianna Solmi

Non stiamo parlando del quadro dipinto da Thomas Webster, ma del nostro prezioso Blue Skies di Pianoro. Tempo fa, invitata dall'amica corista Rita Chillemi, ho assistito alla rassegna corale che si è tenuta presso il teatro Le Rose di Pianoro Vecchia. Questo mio articolo vuole omaggiare queste donne e questi uomini che si mostrano molto uniti, nella loro spiritualità e nel sacrificio dell'impegno, mettendosi a disposizione per raccontare la vita, i sogni, i drammi, della gente comune. Col canto riescono a comunicare con più intensità i sentimenti che appartengono a tutti noi.  Le origini storiche del coro, come espressione artistica, sono antichissime, risalgono sino all'antica tragedia greca. Il moderno concetto di coro deriva dal cristianesimo. La divisione della massa corale in uomini, donne e ragazzi determina varie definizioni ad esempio se cantano donne e uomini insieme il coro si dice a voci miste o dispari o inaequales. La prima corale pianorese nasce nel 1971, composta di sole voci maschili e nel 1991 il coro assume, sotto la direzione del maestro Vignolo, un nuovo impulso con l'attuale denominazione e la composizione a voci miste. Il repertorio spazia dai canti popolari regionali, ai brani di musica leggera, ai canti di montagna e natalizi. Il concerto al quale ho assistito al teatro Le Rose è stato molto interessante, arricchito dall'intervento del coro "Ettore e Antonio Ricci" di Massalombarda e dal coro "On The Chariot" di Bologna - Chiesa Nuova. Tutti gli intervenuti esprimevano valori culturali ed umani molto forti, ma il vero filo conduttore era la condivisione dei sentimenti che veniva espressa con commozione e gioia. Al termine dello spettacolo il pubblico ha applaudito, speranzoso per nuove esecuzioni. Se è stato bello vederli sul palcoscenico del teatro lo è stato ancor più sulla scena della "vita", infatti i coristi sono rimasti insieme per un ricco rinfresco nella bella sala della parrocchia di Don Luciano. Durante e dopo il rinfresco offerto da benemeriti mecenati, i nostri personaggi hanno cantato individualmente, poi in gruppo con gli altri cori ed infine presi da un irresistibile passione tutti insieme. Per me è stato il vero spettacolo nello spettacolo. E' la passione che distingue gli uomini. E' l'arte che lo eleva. Chi deve e chi può sostenga sempre l'arte, è lì che lo spirito si nutre e sviluppa la creatività, che verrà poi applicata in tutte le altre necessarie e nobili forme espressive di vita. Altre note (non musicali): -Le signore del coro, molte sono per me care amiche, hanno espresso il desiderio di cambiare le divise, a me pare indispensabile, quel completo non le fa certo sembrare delle muse! -Sarebbe opportuno ideare e dedicare una canzone al "Rosso", la maschera di Pianoro, per ricordarla nel tempo e poiché di maschere in Italia ce ne sono ben poche potrebbe essere motivo di distinzione anche per chi la propone.


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