N. 6 - Anno XI - Novembre/Dicembre 2006 Indice giornale

Ambiente

MA CHE FINE HANNO FATTO I PASSERI?

 
Stefano Galli

Da qualche anno a questa parte il passero comune (Passera d'Italia) a dispetto del suo nome sembra essere diventato non proprio così comune.  Il suo allegro cinguettio che accompagnava le nostre giornate estive si è via via affievolito fino quasi a sparire.  Questo calo drastico non ha colpito solo il nostro comune, ma sembra essere una tendenza europea tanto che la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) assieme ad altre associazioni europee sta studiando il problema per cercare cause e soluzioni.  Così un primo articolo di Marco Dinetti (responsabile LIPU ecologia urbana) è apparso qualche mese fa sul periodico di tale associazione sollevando il problema e citando come cause del possibile calo l'inquinamento, la diminuzione degli insetti, il calo di terreni incolti con conseguente calo di cibo, la predazione da parte dei gatti, la diminuzione di cavità per nidificare ed altro.  Leggendo tale articolo noi della LIPU di Pianoro siamo rimasti un po' perplessi in quanto non riteniamo che le cause sollevate da Dinetti rispecchino la nostra realtà: almeno nelle zone di collina tali situazioni dovrebbero essere diverse.  Però nel nostro territorio abbiamo notato negli anni un progressivo e preoccupante aumento di due specie di corvidi: la gazza e la cornacchia grigia.  Questi due robusti e voraci predatori sembra abbiano tratto enormi vantaggi cibandosi nelle discariche a cielo aperto diffuse un po' ovunque in Emilia Romagna dagli anni 70 fino agli inizi degli anni 90.  Ora anche se le discariche di quel tipo non esistono quasi più i corvidi si sono moltiplicati notevolmente:  soprattutto tante gazze presenti e nidificanti in paese non si erano mai viste.  I due corvidi presi in esame si nutrono frequentemente di nidiacei per cui una nostra ipotesi era che la competizione con questi predatori sia diventata insostenibile per i passeriformi di piccola taglia.  Abbiamo avuto uno scambio interessante di opinioni via mail con Dinetti durante le quali a sostegno delle nostre teorie abbiamo portato l'esempio della cittadina di Cervia che forse perché protetta dall'entroterra da una vasta zona umida (le saline) sembra non essere interessata dall'aumento dei corvidi e guarda caso pullula di passeri.  Ma evidentemente le nostre considerazioni sono limitate; infatti, se i motivi fossero solo questi, almeno in altre parti d'Italia e soprattutto d'Europa la situazione dovrebbe essere diversa.  Lo scorso agosto si è tenuto ad Amburgo il convegno mondiale di ornitologia dove, dati alla mano, si è parlato del problema e si è decisamente scartata l'ipotesi che i corvidi ne siano i responsabili.  Come scrive il presidente LIPU Danilo Mainardi il passero non sarebbe mai dovuto diventare una specie a rischio di estinzione.  Infatti le specie che più rischiano sono quelle che hanno abitudini alimentari o di nidificazione molto particolari, ma il passero?  Mangia praticamente di tutto, nidifica in anfratti o anche sotto le tegole dei tetti, è confidente, adattabile, lo troviamo in tutti gli ambienti compreso quelli urbani.  Per tutti questi motivi il mistero sembra infittirsi e cosa stia capitando a questo nostro fantastico amico alato non si è ancora capito bene.  Le associazioni europee di salvaguardia dell'ambiente stanno raccogliendo dati per poi cercare una comune strategia di azione, ma nel nostro piccolo cosa possiamo fare?  Magari mettiamo una mangiatoia in giardino fornita di grano, miglio o semplicemente briciole di pane per dare un aiuto soprattutto quando nevica.  Oppure possiamo inviare un contributo al conto corrente 10299436 intestato a LIPU via Trento 49 - 43100 Parma (detraibile fiscalmente in quanto ONLUS).  Il cinguettio dei passeri era il canto di gioia delle nostre estati, speriamo di non perderlo, il mondo continuerebbe comunque a girare, ma sarebbe senz'altro un po' più triste.


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