| N. 6 - Anno XI - Novembre/Dicembre 2006 | Indice giornale |
La Posta |
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LA LETTERA NON PUBBLICATA |
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Chiedo ospitalità a "L'Idea", come stampa indipendente, per commentare il comportamento del mensile locale "Il Punto". Qualche volta mi diletto nel verificare la quantità di invettive e di contumelie contenute nei diversi articoli, indirizzate a coloro che, come me, non la pensano allo stesso modo. In particolare un redattore di tale mensile, il prof. Ugolini, ha quasi sempre la palma del più violento e settario. Di solito, dopo aver letto alcune righe, mi fermo e archivio nella carta da riciclare. Nel numero del 5 luglio 2006 ho avvertito, oltre alle solite contumelie, quel "razzismo intellettuale" che non sopporto e ho preso l'iniziativa di scrivere una lettera (spedita via e-mail il 9 luglio ore 15,42) al periodico in questione, chiedendo che venisse pubblicata. Ovviamente ho atteso la pubblicazione del numero successivo, non ho ricevuto nessuna comunicazione da parte della redazione ed ho constatato che la mia lettera non era pubblicata, quindi chiedo, con la presente, la Vostra ospitalità. La mia era una lettera polemica, ma in un confronto democratico ritengo indispensabile non censurare chi la pensa in modo diverso. Ho contestato il "loro" sentirsi intellettualmente ed eticamente superiori, il considerare gli "altri" o in malafede o irretiti dal pifferaio magico. Ed ho scritto cose che fanno male agli ex, post o vetero comunisti, perché non mi sono tanto soffermato sulla eticità dei finanziamenti occulti o palesi che vanno da quelli d'epoca (KGB sovietico) a quelli del mondo della Cooperazione (che rendono l'etica un po' più … pelosa), o al clientelismo con il quale gestiscono il potere locale, ma ho parlato di etica politica. Ho chiesto al Prof. Ugolini quale morale e quale etica politica e sociale aveva un gruppo dirigente che per decenni ha irretito ed illuso alcune generazioni di italiani sul paradiso sovietico! Che ha giustificato il '56 in Ungheria, i muri di Berlino, la Cecoslovacchia ecc.! Ho scritto che io (e non altri) nel 1970 sono stato in Unione Sovietica ed ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie ciò che quei dirigenti politici sapevano da tempo: che nella patria del Socialismo non solo non c'era benessere, ma non c'era neppure libertà. E da noi c'erano le feste de "L'Unità" nelle quali ci si aggirava fra gli stands bulgari, ungheresi, russi ecc. Era quello il modello a cui i lavoratori italiani, lottando, dovevano tendere! Il prof. Ugolini potrebbe argomentare che ci furono dei distinguo, è vero, ma la gente comune ha creduto a quel mito fino alla caduta del muro di Berlino. Capisco che queste sono cose scomode da pubblicare per un mensile conformista come "Il Punto" che non ricorda più i compagni increduli, sbigottiti e derubati anche dell'aggettivo Comunista dal nome del partito. Ho chiesto se questo comportamento, durato decenni, era etico e morale. E non è un discorso solo del passato, perché la dirigenza DS di oggi (che è assurta agli onori ed alle più alte cariche) è politicamente nata in quel periodo ed ha condiviso quegli atteggiamenti. Il prof. Ugolini e la classe dirigente DS, se fossero eticamente corretti, dovrebbero pubblicamente ringraziare il "compagno" Saragat che nel 1947, vedendo in anticipo ciò che altri avrebbero capito solo 40 anni dopo, fece fallire il Fronte Popolare. Senza quel "socialtraditore" (termine usato negli anni 50) forse l'Italia oggi sarebbe al livello della Polonia.
Alberto Giovanelli