N. 1 - Anno XII - Gennaio/Febbraio 2007 Indice giornale

Copertina

Un giornalismo d'inchiesta e denuncia molto raro in Italia

Il personaggio: nostra intervista a Bernardo Iovene redattore di "Report" su Rai 3

 
Marco Malpensi

Il nostro "quarto potere" non brilla in quanto a indipendenza e capacità di svolgere la sua funzione. La Rai, un carrozzone controllato dai partiti; le altre reti televisive nazionali di proprietà di un leader politico. I giornali direttamente o indirettamente finanziati (e quindi condizionati) dallo Stato. Il risultato è che l'informazione è generalmente approssimativa e superficiale: fatta di chiacchiere e di eccessivi riguardi nei confronti del potere politico. Una delle poche, preziose e meritevoli eccezioni è "Report", la trasmissione di Rai 3 condotta da Milena Gabanelli insieme a otto redattori tra i quali Bernardo Iovene  che abita a Rastignano. Il nostro concittadino, dopo avere lavorato per 2 anni in Rai per il TG1 nella rubrica "Fatti e misfatti" facendo documentari con la video camera nascosta, è approdato nel 1994 al programma della Gabanelli allora denominato "Professione reporter" e divenuto poi l'odierno "Report". Tutta la redazione di Report  è costituita da professionisti che lavorano per la Rai con contratto annuale e quindi senza garanzia di continuità; la Rai può, se vuole, liberarsi di loro molto facilmente. Ed è proprio da qui che incominciamo l'intervista.

Le vostre inchieste sono spietate con tutti e mettono a nudo una classe politica che molto spesso lascia esterrefatti per la sua pochezza. Ciononostante nessuno si è ancora mosso per farvi chiudere come è successo per altre trasmissioni anche negli anni recenti. Come è possibile?

Forse è perché facciamo soltanto sedici puntate all'anno e abbiamo così la possibilità di lavorare su ogni inchiesta per molto tempo riuscendo ad evitare quegli errori e quelle imprecisioni che non ci consentirebbero di contrastare le  numerose querele e che siamo riusciti fin qui a far archiviare o a far archiviare dai tribunali. Ma credo che la nostra indipendenza regga soprattutto per il fortunato incontro di due personalità dotate di spiccato spirito di servizio quali il direttore di Rai 3 Paolo Ruffini e la nostra Milena Gabanelli.

Una sera ti vediamo in televisione smascherare disservizi, sprechi e irregolarità spaventose. Il giorno dopo ci aspettiamo il putiferio e invece non succede niente. Giornali e TV non ne parlano; la cosa sembra essere considerata normalità. E' così?

E' vero, a livello nazionale spesso non ci sono reazioni significative. Ma a livello locale i media e i politici si muovono. E poi talvolta si muove anche la Procura della Repubblica.

Capita spesso di sentire persone di buona volontà che soffrono guardando la vostra trasmissione perché l'Italia che ci fate vedere fa loro perdere le residue speranze di un cambiamento. Forse dovreste cercare di dare più spazio a quei politici, a quegli amministratori, a quelle realizzazioni che rappresentano la parte migliore del nostro Paese.

Nel nostro programma c'è una rubrica denominata "buona notizia" e poi ci sono i "confronti" che vanno nel senso da te indicato. Capisco che può non bastare ma il nostro compito è la denuncia di quello che non va; la costruzione di una alternativa è compito della politica.

Report è diventata una trasmissione di successo e voi giornalisti che la realizzate avete acquistato prestigio professionale. Ma restate in una situazione precaria a lavorare senza l'ausilio di cameraman, montatori… Qualche volta sei tentato di cercare un posto meglio remunerato?

No, mi piace quello che faccio e stimo le persone con le quali lavoro. E respingo le offerte che ogni tanto ricevo: anche quelle allettanti.


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