| N. 1 - Anno XII - Gennaio/Febbraio 2007 | Indice giornale |
Cultura |
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"Fra Passato e Passato Prossimo" |
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(10°Brano) |
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Romano Colombazzi |
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"Da Sesto a Musiano la strada corre nella valle sulla destra del Savena. Nei monti sulla sinistra si veggono grandi traccie di disboscamenti ; ciò però non toglie che la montagna, in molti tratti coperta da strati di terreno vegetale e fertile, sia coltivata a cereali e con vigne stupende. E' a poca distanza dal colle su cui sorge la chiesa di S. Bartolomeo, che la strada, nonostante una deviazione per la quale non passa più rasente all'antico convento, presenta una sensibile pendenza in salita, che è il prodromo delle altre, molto più forti, che si troveranno in seguito; le Livergnane, che, anche innanzi d'arrivare a questa salita, si veggiono torreggiare di facciata in fondo all'orizzonte, stanno là per avvi9sare che v'è da percorrere molta strada erta e faticosa, prima di giungere alla loro cima, su cui passa la Via Nazionale." Cosi scriveva il Prof. Bombici Luigi nella "Viabilità" dell'Appennino Bolognese del 1881.
Scorcio della Chiesa di S.Bartolomeo, quando la Nazionale transitava rasente al Convento.
Come afferma il Bacchi, antichissime sono le notizie di un luogo sulle rive del Savena, detto Musiano o Mussigliano, ma si trovava, come si trova tuttora, dalla parte opposta del torrente sul fianco di un colle, sopra a Villa Neri. Da " Musiano e Pianoro- Rievocazioni Antiche e Cronache Recenti " di Don Cesare Guidi si apprende che il " nome di Musiano o Musigliano, sembra derivare o dalla gente Mussilia o dalla gente Mussidia, famiglie dell'antica Roma che trasportarono il loro nome nella vallata quando, domati i Galli Boj, vennero a colonizzarla con tremila famiglie. L'attuale chiesa di S. Bartolomeo era un'abbazia dedicata ai SS. Bartolomeo e Savino ed apparteneva ai Monaci Benedettini Neri. Non si sa da chi fosse fondata questa abbazia, ma esisteva già nel 981, giacché si ha notizia di una elargizione fata dal Conte Bonifacio ai detti monaci in quell'anno e nel 1056 ci fu nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Savino la cerimonia della liberazione della schiava Clarizia presenziata da Benso, l'arciprete della chiesa di S.Ansano; nel 1061 il monastero si arricchì di altre donazioni fatte dai figli Bonando e Willa da Caprara, ed infine, nel 1099, la contessa Beatrice, figlia del Conte Ugo, cedette ai padri di S.Bartolomeo i beni che aveva a Montecalvo. Tutte queste elargizioni costituirono il principio della ricchezza cui pervenne l'abbazia nei secoli seguenti, dando luogo a diversi abusi commessi dai Monaci Benedettini Neri. Nel 1307 il Vescovo di Bologna Uberto unì, causa la caparbietà e l'orgoglio di un tale Abate Bonifacio, questa abbazia a quella di S.Stefano di Bologna, posseduta in quel tempo dai monaci dello stesso ordine. Continuò così fino al 1447, quando, sia perché continuavano gli abusi di potere invalsi nel secolo precedente sia perché qualcuno agognava al possesso di tali ricchezze, i monaci vennero cacciati da entrambi i monasteri e vi subentrarono, senza più alcina ricchezza, i Monaci Celestini.
Vista Aerea del Convento di Musiano nel 1907
(Prosegue nel prossimo numero).