N. 2 - Anno XII - Marzo/Aprile 2007 Indice giornale

Cultura

LA RAFFINATEZZA

I viaggi de L'Idea

 
Gianna Solmi

Tamara De Lempicka (Varsavia 1898 - Cuernavaca 1980). Tamara "femminilizza" il mondo, con lei la donna sempre regale, diventa definitivamente il centro del mondo e lo domina, lo conquista, come mai prima. L'esposizione a Palazzo Reale celebra l'artista polacca che giunge a Milano dopo aver conquistato Londra, Vienna e Parigi con le mostre a lei dedicata tra il 2004 e il 2006. Un'iniziativa che assume un particolare significato perché rappresenta il ritorno di questa grande artista nel capoluogo lombardo, fu nel 1925 che venne presentata al pubblico milanese la prima mostra personale di Tamara De Lempicka, presso la galleria del conte Emanuele Castelbarco "Bottega di Poesia" situata in Via Montenapoleone 14.  Questo avviene in anni particolarmente importanti per l'arte italiana, dove a dominare sono i protagonisti del Novecento, alcuni dei quali presentano consonanze di temi, che saranno messe in rilievo nella mostra, come nel caso di Felice Casorati, Ubaldo Oppi, Achille Funi, Francesco Trombadori. Il legame della Lempicka con il nostro paese aveva peraltro origini lontane quando nel 1911, ancora fanciulla, visita i musei di Firenze, Roma, Venezia. Pittrice cosmopolita e icona dell'Art Dèco, Tamara ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un'epoca, i "folli" anni Venti e Trenta di cui diventa la più brillante interprete, introducendo nei suoi dipinti i simboli della modernità e rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente e trasgressiva. Tamara realizza molti ritratti che rappresentano la società mondana durante gli anni tra le due guerre, sono opere che raffigurano tutto ciò che era  considerato glamour e che rappresentava il nuovo: il telefono, le vedute urbane con grattacieli, le barche a vela dei lussuosi luoghi di villeggiatura. Amante della perfezione e del design pulito e lucido, fatto di linee essenziali e acciaio, l'artista allestisce il suo studio di Parigi in un edificio progettato dall'architetto Robert Mallet Stevens, rappresentante di spicco dell'architettura modernista. Il contributo di Tamara all'arte moderna si esprime anche nella moda e nel design: lo dimostrano i suoi disegni di figurini, le pubblicità e le copertine delle riviste. Nel tempo la sua notorietà viene rappresentata in una moltiplicazione di riproduzioni dei quadri in cartoline, poster, sino ad invadere gli spazi delle scenografie e dei programmi televisivi più popolari.  I critici spesso pensavano che i suoi lavori fossero realizzati da un uomo, perché la sua arte era molto virile, cioè piena di vigore e femminilità insieme, creando così atmosfere di un fascino molto particolare e seducente. I soggetti serrati nella loro inquadratura, non hanno un millimetro di superficie inutile perché tutto è essenziale, profondamente pensato. Questa mostra ha entusiasmato e commosso i nostri cuori, per la bellezza delle opere e per la vita travagliata e piena di solitudine della nostra eroina. In lei abbiamo ammirato la forza creativa, la determinazione ad esprimersi contro ogni difficoltà che gli si parava davanti; ma il dono più grande che oggi può trasmettere a noi donne e uomini moderni è la ricerca della raffinatezza, la ricerca del bello nel dettaglio, della sensualità non fine a sé stessa, ma come piacere intellettuale da vivere per sé e da condividere con gli altri come espansione della nostra essenza.


Inizio Sommario