N. 3 - Anno XII - Maggio/Giugno 2007 Indice giornale

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I VIAGGI CULTURALI DE L'IDEA

Al di là del tempo e dello spazio: la mostra dedicata a De Chirico a Padova

 
Gianna Solmi

L'evento dell'anno si è svolto a Padova. La città ospita la più importante mostra dedicata a De Chirico che farà conoscere fino in fondo l'artista inventore della metafisica. E' il critico e poeta Apollinaire che in una sua recensione del 1913 lo definisce come un artista metafisico. La metafisica è l'arte che rivela i misteri e gli enigmi della realtà che ci circonda. Osservare il mondo come un enorme museo di stranezze e guardare tutto come chi "vede" per la prima volta sono le regole che governano la pittura di De Chirico e con queste egli muove alla scoperta di ciò che sta oltre la materia visibile. De Chirico si pose l'obiettivo di dipingere ciò che non si può vedere e ottenne il suo scopo accostando le immagini in modo da creare sensazioni insolite, profonde emozioni poetiche capaci di indurre nello spettatore l'intuizione di quell'inafferrabile non senso che governa il mondo. Abbiamo ammirato oltre cento capolavori d'altissima forza evocativa e tutti hanno lasciare un segno nella nostra mente. Ora per noi è più facile capire come e perché l'artista abbia rivoluzionato la pittura del '900, anticipando per molti aspetti il Dadaismo, il Surrealismo, agendo in modo determinante anche sul linguaggio della Pop Art. Credo che queste immagini facciano bene all'uomo d'oggi abituato a visioni caotiche dove viene difficile anche solo governare la nostra fisicità e quindi il pensiero e la fantasia sono schiacciati dal caos. Nel nostro gruppo vi erano molti giovani e sono certa che questa mostra li abbia arricchiti e proiettati in nuovi desideri. Papini, scrittore, diceva che occorrono uomini straordinari per scoprire i segreti delle cose ordinarie ed aggiungeva che vedere il mondo comune, in modo non comune, era il vero sogno della fantasia. Ecco il vero testamento di De Chirico all'umanità: l'uomo ha bisogno di verità, di mistero, di affascinante semplicità. Una mostra è sempre un atto di desiderio, sono quindi grata ai curatori che l'hanno voluta.


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