N. 3 - Anno XII - Maggio/Giugno 2007 Indice giornale

Attualità

IL LEBBROSARIO EGIZIANO DI ABU-ZABEL

L'ammirevole attività di un nostro concittadino

  Paolo Brighenti

La sveglia è alle 5,30, l'appuntamento è previsto  presso l'appartamento che ospita le suore Comboniane nella megalopoli del Cairo. Le missionarie sono amiche di Riccardo e Giuseppina Raguzzoni, la coppia pianorese che, dopo un primo periodo di quattro anni trascorso all'Ospedale Italiano della capitale egiziana per allestire un progetto di Emo-dialisi della Cooperazione Italiana (MAE) con il Malpigli di Bologna dove Riccardo lavorava in un reparto specialistico di Nefro-dialisi, sono ritornati da otto anni all'Umberto I° del Cairo. Riccardo, oltre ad essere uno dei fondatori della Pubblica Assistenza di Pianoro, ha lavorato assieme all'indimenticabile Vanes, il cuoco pianorese che ha dato il suo nome al noto ristorante di Livergnano. Per Giuseppina invece c'è stata la gestione del bar del Ginepreto, della quale la comunità locale ha un ottimo ricordo. Sono loro a presentare suor Lina, una missionaria italiana che quattordici anni fa, all'età di settant'anni, ha avuto l'incarico di coordinare l'attività del lebbrosario di Abu-Zabel in mezzo al deserto ad una quarantina di chilometri dal Cairo. < Tutto è iniziato nel 1932 per opera di suor Helen della congregazione di S. Vincenzo de Paoli - spiega sorridendo la suora veneta ora 84 enne - dal 1981 siamo noi Comboniane assieme alle sorelle Elisabettiane a fare andare avanti la complessa realtà che riguarda circa 750 malati.> La lebbra è provocata da sottoalimentazione e scarsa igiene, condizioni che si trovano facilmente negli sperduti villaggi del deserto egiziano. <Appena compaiono le prime macchie - spiega Riccardo i malcapitati vengono immediatamente scacciati di casa. Nessuno li vuole e quindi arrivano qui dove trovano cure ed amore. Tuttavia difficilmente possono ritornare nella società>. Appena giunti nei tre grandi blocchi nei quali il lebbrosario si compone, la prima impressione è di grande pace e serenità alle quali si aggiunge la precisa organizzazione che le suore sono riuscite a trasmettere. E' toccante vedere il rapporto di affetto e tenerezza reciproca che caratterizza l'incontro con i lebbrosi, molti dei quali mussulmani. < C'è un grande rispetto reciproco - sottolinea suor Pia - anche se siamo di religione differente ci considerano "mandate da Dio">. Altra caratteristica del lebbrosario è l'aiuto scambievole che vede i meno mutilati svolgere l'assistenza ai più sfortunati. Dopo poco tempo di cure la malattia non è assolutamente contagiosa ed i malati gradiscono essere toccati accarezzati, consapevoli che chi lo fa ha vinto il naturale senso di ripugnanza che la malattia provoca. Anche se guariti i lebbrosi sono praticamente costretti a restare ad Abu-Zabel.  I giovani si sposano ed i figli sono sani. <A chi desidera formare una famiglia - chiarisce suor Laura - la Caritas fornisce un po' di terreno dove costruire una casetta. E' nato così il villaggio di Abdel Afwan Riad>. Nel 1982 è stato costruito un centro sociale che comprende anche la scuola materna con bambini da tre a sei anni. Tante sono le storie di vita che riguardano i lebbrosi, alcune sono tristi come quella di un giovane universitario studente di medicina che, una volta manifestasi la malattia, è stato abbandonato dalla famiglia. Altre sono invece edificanti come quella di Sapha che, orfana dall'età di due anni e ammalata all'età di sette anni, è stata adottata da Roheya diventata la sua seconda mamma. L'immagine dei tanti bambini  della materna sorridenti, puliti ben nutriti e vestiti è molto di più che la speranza che per i "reietti della terra" ci sia un futuro degno di essere vissuto. Il lebbrosario riceve un sostanziale aiuto da parte dello Stato egiziano e fruisce del supporto della Caritas e di una fitta rete di solidarietà che permette di fare fronte alle sempre crescenti necessità degli ammalati, delle loro famiglie e dei bambini. A tal fine Riccardo e Giuseppina, che collaborano da sempre con le suore Comboniane, propongono una iniziativa riservata ai pianoresi. <Desideriamo finalizzare gli eventuali contributi a piccoli interventi mirati - spiegano all'unisono -  Provvederemo a donare i vari oggetti acquistati in Egitto documentando il tutto con la foto del momento della consegna. Ovviamente per interventi più onerosi si potrà contribuire in diversi>. Dal punto di vistata tecnico il primo contatto potrà essere effettuato utilizzando la e-mail di Riccardo e Giuseppina (riccardo_egypt@yahoo.com). Una volta definito nel dettaglio per un contributo sarà possibile prendere accordi con Riccardo, in occasione delle frequenti visite a Pianoro. Nel corso di una delle sue solite visite lampo, Riccardo ha compilato, su indicazione delle suore, un piccolo elenco di interventi che potrebbero essere utili alla realtà del lebbrosario egiziano quantificandone l'importo sia in Lire egiziane che in Euro.

Latte in polvere, (tipo Nido o simili, barattoli da 1 Kg. L.E. 35 = 5 Euro)

Pampers (Sacchi da 36 ogni confezione L.E. 120 = 17 Euro)

Betadine 10% pomata per ferite derivanti dalla malattia: un tubetto L.E. 6 =  1 Euro)

Farmaci vari da definire dai 5/10 L.E a ricetta = 1,5 Euro

Occhiali da vista: L.E. 12-15 = 2,5 Euro.


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