N. 4 - Anno XII - Luglio/Agosto 2007 Indice giornale

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LO SPERPERO DEL DANARO PUBBLICO DA PARTE DEI PARTITI

 
Marco Malpensi

Finalmente il governo, sotto la spinta della rabbia popolare, incomincia a muoversi per rimediare. Ne parliamo con Andrea Marchi che si era già mosso fin dalla sua nomina tre anni fa a presidente della nostra Comunità Montana

 

In Italia, in questi tempi, si fa un gran parlare dei "costi della politica". Con tale accezione i politici cercano di difendersi affermando che la politica è necessaria e bisogna accettarne il costo; e tacciano la denuncia dei loro sprechi e dei loro abusi come "antipolitica". La realtà è ben diversa. La gente non contesta l'esistenza del nostro parlamento ma il fatto che il suo costo è superiore ai costi dei parlamenti di Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna messi insieme. Quello che è in discussione non è la nostra pubblica amministrazione come tale, bensì il fatto che essa è inefficiente anche perché infarcita di enti governati dalla politica che spesso vengono definiti ufficialmente "inutili"; enti (che sarebbe più corretto chiamare dannosi) che pesano oltre che per il loro costo di funzionamento anche per la loro interferenza con il lavoro degli enti utili creando confusione nelle responsabilità, doppioni nelle funzioni, disservizi per i cittadini. In definitiva non vengono criticati i partiti, la cui necessità viene riconosciuta, ma la loro degenerazione che è sotto gli occhi di tutti.   Ora il governo, seppure in ritardo, ha trovato la forza di intraprendere la strada giusta con un disegno di legge che incomincia ad affrontare, anche se molto timidamente, il problema; c'è da rallegrarsene e i cittadini ne giudicheranno i risultati.  Ma veniamo alla nostra intervista ad Andrea Marchi, un personaggio che ha dimostrato per tempo di essere animato da spirito di servizio e di essere dotato di intelligenza politica. Non capita spesso di vedere il presidente di un ente pubblico che come primo atto del suo mandato dimezza il numero degli assessori e riduce del 10% la loro e la sua indennità di carica oltre a limitare per tutti il rimborso spese; per di più in un momento in cui, a pochi passi dalla sede della Comunità Montana, il municipio di Pianoro si "arricchiva" di un maggior numero di assessori e della nuova figura (retribuita) del presidente del consiglio comunale.

Presidente Marchi quella sua prima decisione, inaspettata e molto apprezzata dai cittadini, ha incontrato molta resistenza?

No. Anzi la maggior parte dei comuni ha mostrato apprezzamento; soltanto qualche mugugno da parte di quelli che hanno perso una loro rappresentanza in giunta. Io penso che la politica non debba essere un mestiere ma soltanto un servizio reso alla collettività per un tempo limitato; diciamo massimo 10 anni. Quando si opera con queste convinzioni è più facile convincere gli altri.

Con il lavoro di questi primi anni avete realizzato altri risparmi sul costo del vostro funzionamento?

In qualche misura si. Abbiamo affidato a terzi la gestione del servizio associato del personale con un notevole risparmio di spesa rispetto alla gestione diretta; abbiamo ridotto di una unità il personale che opera nelle altre attività; abbiamo ridotto di un altro 10% le indennità degli assessori e del presidente in occasione della approvazione dell'ultima Finanziaria; abbiamo creato la figura del direttore generale unificando le funzioni che erano svolte da due dirigenti eliminandone così uno.

La Comunità Montana sembra essere diventata il bersaglio principale di chi vuole ridurre i costi della politica; il presidente della Sardegna Renato Soru, utilizzando i poteri della Regione a Statuto speciale, le ha abolite; il governo si propone di eliminarne gran parte. Lei ritiene che si tratti di un ente "inutile"?

La Comunità Montana è stata istituita 30 anni fa per assicurare alla montagna, in quegli anni in fase di abbandono, una maggiore attenzione da parte dello stato. Una doverosa attenzione necessaria per cercare di garantire alle popolazioni residenti prospettive di lavoro e di sviluppo e per contribuire a salvaguardare al meglio l'equilibrio idrogeologico dei territori. A mio avviso le funzioni che noi svolgiamo sono state e sono ancora utili; su chi deve svolgerle si può discutere.

Potrebbero essere affidate ai comuni e alle province…

E' possibile che si finirà col farlo. Tuttavia a quel punto è probabile che nascano delle associazioni volontarie di comuni che, senza creare nuove strutture, potranno affrontare insieme quei problemi che vanno oltre la dimensione comunale; per esempio la definizione di una politica del turismo di vallata, oppure la viabilità… Comunque per la provincia di Bologna la Comunità Montana sarà oggetto di discussione al momento di definire l'assetto della Città Metropolitana.


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