| N. 4 - Anno XII - Luglio/Agosto 2007 | Indice giornale |
Attualità |
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IL PILASTRONE DI PIANORO NUOVA |
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| Paola Rocca | |
Non è stato necessario un grande sforzo creativo per assegnare alle nuove case del centro di Pianoro questo soprannome; infatti se venisse indetto un concorso sulle peggiori costruzioni degli ultimi tempi, Pianoro vincerebbe di sicuro. Il nuovo centro storico è un ammasso di case senz' anima, così vicine l'una all'altra che chi le abiterà potrà risparmiare il canone, guardando tranquillamente la tv in casa del dirimpettaio. Considerando che i lavori non sono ancora terminati, c'è da essere inquieti sul risultato finale. Alle persone che vivono sole e che occupavano in precedenza alloggi pubblici, sono stati assegnati dei monolocali, in altri casi gli ambienti sono comunque ristrettissimi: camere da letto che misurano così pochi metri quadrati che non è possibile inserire neanche un lettino per accogliere il proprio nipotino. Pianoro è un paese dove si sta costruendo troppo e male. Graziose villette vengono trasformate in alti casermoni dai colori sgargianti che distraggono gli automobilisti sulla Via Nazionale . A fronte di un rosso vistoso si può invece trovare un inedito, inspiegabile ed insonnolito grigio sulla collina dietro Pianoro Vecchio. Interessante è anche la palazzina orientata verso un distributore di benzina; affacciandosi alla finestra si riesce a leggere, direttamente dall'erogatore che dista pochi metri, il prezzo aggiornato del carburante. Oppure l'altra, edificata in una ridotta striscia di terreno fra la Via Nazionale e la ferrovia; i prezzi di vendita dovranno essere certamente interessanti per chi decide di vivere coi treni che sfrecciano in salotto. Case più costose dei diamanti di Anversa, che i nostri figli acquisteranno con mutui sempre più lunghi ed onerosi. Ma la palma d'oro va sicuramente assegnata al nuovo parcheggio di Via Nazionale, realizzato dove c'era un giardino, (mi si perdoni questo sentimentalismo demodé ), in "convenzione" con le carrozzerie del territorio perché, nei casi più fortunati, essendo le rampe di discesa e risalita strettissime, o si sfrega l'auto ovvero, nei casi più sfortunati si batte anche di sotto. Per parcheggiare occorre prima scendere per poi risalire; di notte poi è più illuminato di un triste luna park. E' bruttissimo da guardare e scomodo da utilizzare. Complimenti! Rifletto sul disegno architettonico che definisce il nostro spazio vitale, e pensando ad un insieme che cresce, mi chiedo infine che senso abbia l'espansione continua di una comunità che rimane collegata a Bologna da un'unica strada. Da anni ormai, sono iscritta al club di coloro che ogni mattina imprecano 45 minuti per raggiungere il ponte di San Ruffillo. Vivo in coda, dentro la mia macchina, senza prospettive di veder cambiare questa situazione. Il problema della crescita della popolazione riguarda anche le scuole elementari del capoluogo; negli ultimi tempi sono aumentate le classi ad un ritmo di una all'anno riducendo sempre più gli spazi vitali per le attività e per i bambini. Ogni volta che osservo il "Pilastrone" penso che alle prossime elezioni amministrative dovrò prendermi un po' di tempo in più per riflettere, ma di tempo ne ho: 45 minuti tutte la mattine!