N. 4 - Anno XII - Luglio/Agosto 2007 Indice giornale

Cultura

"Fra Passato e Passato Prossimo" (10°Brano)

 
Romano Colombazzi

Scriveva nel 1881 il dott. Giovanni Bacchi in Itinerari e notizie storiche della regione del Savena sul monastero di Musiano: "Il monastero di S.Bartolomeo di Musiano venne poi definitivamente soppresso nel 1652 da Innocenzo X.

Dalla metà del secolo XV al 1738 questa abbazia, come l'altra di S.Stefano a Bologna, fece parte di una commenda: in quest'ultimo anno il Pontefice Clemente XII la dette in enfiteusi perpetua al Senato e Reggimento di Bologna, che ne amministrò i beni e dispose delle rendite fino al 1798, anno nel quale le abbazie vennero soppresse dai Francesi e le loro proprietà incamerate dallo stato. Si può ragionevolmente supporre che l'attuale chiesa di S.Bartolomeo di Pian di Macina fosse la primitiva costruita innanzi al mille. Si deduce ciò dalla parte di lei non rinnovata e guasta, che è tuttora di architettura romanica con il palco a travi e gli archi a pieno centro. I capitelli sono con ogni evidenza stati mutilati, togliendosi loro qualsiasi ornamento di arabeschi e di emblemi. La maggiore cappella e le due laterali formano la parte rinnovata e guasta e lo furono per opera del Senato Bolognese, che verso la metà del 1700 le ricostruirono con barocca architettura, precisamente come avea fatto nella Basilica di S.Stefano. Nulla si sa della prima facciata di questa chiesa; quella che ora si vede fu costruita nel 1475 a spese del primo commendatario, Monsignor Vincenzo Albergati. Nel terzo altare della navata sinistra si conserva un singolare monumento, che merita di essere accennato. E' un vaso di marmo bianco, di forma greco-ovolata, innestato nel muro colla bocca rivolta all'infuori e mancante della parte superiore che riscrivevasi verso l'orifizio. Un'antica tradizione vuole che questo vaso sia una delle IDRIE che servirono nelle nozze di CANA; ma ritengo essere questa una pia tradizione e non altro, giacché i pesci chi vi si veggono scolpiti mi danno motivo a credere appartenere ai primi secoli del Cristianesimo, nei quali il pesce era l'emblema del Salvatore. Se si toglie la torre delle campane, che assomiglia più ad una rocca di castello che ad un campanile, nulla vi è nel resto del vasto fabbricato che porti tracce di antico. Da questa chiesa e dalle sue vicinanze si domina per lungo tratto la valle del Savena."

Lo stesso scrittore, però, afferma che preesistesse all'attuale chiesa o abbazia un tempietto pagano dedicato a Giano, da cui si potrebbe derivare il nome Musiano : Mons Jani. Supposizione suggestiva se non si opponesse alla storica ubicazione dell'abitato.

L'abbazia dei Santi Bartolomeo Apostolo e Savino è detta infatti di Musiano perché situata nel territorio che si estende a destra del torrente Savena, mentre la casa municipale dell'antico comune di Musiano sorgeva a mezza costa lungo la strada romana diretta in Toscana (Flaminia militare) a sinistra del torrente Savena, in località Fungarino, dove esiste ancora Cà Musiano ed una villa ricostruita nel 1953 dal Prof. Rag. Vittorio Neri, che è appartenuta alla famiglia dei Lambertini nel secolo XVII e dove trascorreva le ferie il Papa Benedetto XIV, cioè il famoso Cardinale Lambertini. Il Guidi afferma che l'abbazia sorse indubbiamente molto presto se si tiene conto che nel 981 poteva accettare una larga donazione di terreni dai coniugi Alberto e Bertilla e che il toponimo Musiano o Mussigliano deriva da un insediamento romano delle Gens dei Mussidia o Mussiglia.

(Prosegue nel prossimo numero).

 


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