| N. 5 - Anno XII - Settembre/Ottobre 2007 | Indice giornale |
Attualità |
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I ZUG D'NA VOLTA |
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| Giorgio Rocchi | |
E' domenica mattina e assieme ad alcuni amici, decidiamo di farci una bella passeggiata. Come spesso capita quando si deve decidere in gruppo, nessuno sa che strada prendere e dopo alcuni attimi di esitazione mi faccio avanti e invito tutta la compagnia a seguirmi. Si parte da via Morandi e scendendo si comincia a cercare qualche argomento di discussione, guardandomi intorno mi viene in mente quando da bambini si giocava proprio li sotto al fosso della stazione. C'era un rifugio della seconda guerra mondiale e chi arrivava prima ne prendeva possesso, gli altri dovevano conquistarlo con fionde, spade di legno e con "al sèlta-pécc' " un bastone ricurvo che picchiato in terra su un legnetto più piccolo, lo faceva saltare e quindi con un altro rapido colpo veniva picchiato ed indirizzato verso il "nemico" di turno. Oggi potremmo considerarlo la versione ruspante del più altolocato Baseball, che negli anni successivi avrebbe avuto uno spazio importante nella storia sportiva di Pianoro, grazie alla costruzione del campo regolamentare e all'allestimento di importanti squadre che hanno raggiunto anche interessanti obiettivi nazionali. Oggi la società sportiva svolge un'azione meritoria nei confronti di ragazzi e ragazze appassionati di questo sport. Riprendiamo la passeggiata e arriviamo alla stazione ferroviaria, li di fianco ci sono le "Piane", dove oggi sorge il centro commerciale, e "as zughèva al balån " e anche qui, come penso sia capitato a tanti bambini, quello che portava il pallone aveva il posto assicurato, poi si facevano le squadre ed i più dotati giocavano sempre dalla stessa parte mente gli altri si arrangiavano come potevano. Partite interminabili con cambi in corsa fino a che, giunti ormai all'imbrunire, non si sapeva più chi giocava con chi e si finiva quasi sempre tutti contro tutti e il "ciccio" in porta. Una sorta di ufficialità si aveva la domenica, dopo la messa, dietro la chiesa infatti, Padre Arduino consegnava le maglie ufficiali…ci sentivamo tutti Haller o Pascutti, poi i più bravi migravano verso la Polisportiva, dove trovavano, quello che mi permetterei di definire, il papà dello sport pianorese, l'indimenticato ex Sindaco di Pianoro, Gianfranco Nannetti che impegnò gran parte delle sue forze per la costruzione del nuovo Stadio Comunale, ruotato di novanta gradi rispetto al vecchio campo e con le tribune: che spettacolo! I ragazzini di Pianoro, seguiti da personaggi mitici di allora, cominciarono così ad avere un posto dove imparare a giocare e a stare insieme e ancora oggi ne possono usufruire. La nostra passeggiata prosegue verso via della ferrovia e poi attraverso il sottopassaggio ci avviciniamo alla "diga", così l'abbiamo sempre chiamata la cascata che si trova cento metri a monte del nuovo ponte sul Sàvena. Già la diga, era la piscina di Pianoro, che nelle giornate calde, per i più temerari a partire già dal mese di Aprile, quasi tutti i ragazzi e qualche ragazza (poche per la verità e di nascosto dai genitori) si tuffavano in questa vasca di acqua corrente che raccoglieva tutto il possibile e l'impossibile da Castel dell'Alpi, Monghidoro, Loiano, Monzuno e Pianoro Vecchia, ma a noi allora sembrava bellissima e pulitissima… mah !? Comunque, probabilmente avevamo coltivato certi anticorpi che non mi risulta nessun tipo di malattia causata da quei tuffi, se non qualche sano raffreddore fino a quando, insieme allo stadio di calcio e al campo da baseball, venne costruita anche la piscina comunale, i campi da tennis e la palestra che in pratica completarono via dello sport, un vero vanto per tutti i pianoresi. La piscina comunale, sicuramente anche superando momenti di difficoltà nel mantenimento e gestione di una struttura simile, negli anni ha contribuito a migliorare la vita dei ragazzi e degli adulti del comune e non solo. Oggi la piscina di Pianoro, probabilmente grazie ad una intelligente collaborazione tra l'Amministrazione Comunale e i gestori SoGeSe e Sport 2000, con l'aggiunta di una vasca esterna, l'ampliamento del parco, angoli dedicati al ristoro, alla lettura e al divertimento e una maggiore attenzione nei servizi erogati, offre corsi di tutti i tipi a neonati e mamme, ragazzi e giovani, sportivi ed anziani oltre ad ospitare nella stagione estiva una quantità rilevante di "turisti del week-end". Chiacchierando e camminando lungo il fiume arriviamo a Pian di Macina, saliamo per via Negroni e troviamo un sentiero piastrellato che ci porta dietro al palazzo dello sport, ultima realizzazione sportiva del nostro paese. Lì si fa ginnastica, si gioca a basket, a calcetto e a pallavolo, si fa danza ed arti marziali. Attraversiamo la strada da Cà di Zanino e proseguendo per lo sterrato, entriamo sotto al verde parco del Ginepreto commentando con piacere tutto ciò che il nostro paese offre e a volte forse non apprezziamo a sufficienza. Sicuramente ci sono cose che non vanno, ma tutto sommato a Pianoro ci si vive bene. "Ma te ci giocavi a giarelle? " esclama uno dei miei compagni di passeggiata: "guarda mo lì, adesso c'è anche il campo da bocce!". Passiamo davanti alla bocciofila del Gualando a quel punto ricordo i magnifici campi sotto gli abeti argentati della stazione e la signora Rosa che faceva le crescentine. Più avanti il nuovo museo delle arti e dei mestieri e poi tutti in orgogliosa parata per via dello Sport, giriamo per via Ariosto e all'incrocio con via Morandi,… accidenti! una visione ci rovina la giornata: "guarda lì per fare una rotonda hanno tagliato una quercia meravigliosa! "ma cum as fà dånca al dé d incû a fèr di lavurîr acsé ?" dice una anziana signora, quasi con le lacrime agli occhi, ferma davanti allo scempio. E così, amareggiato mi fiondo sotto la doccia.