N. 2 - Anno XIII - Marzo/Aprile 2008 Indice giornale

Attualità

QUALCUNO PROMUOVE ANCHE NELLE NOSTRE SCUOLE L'USO DI PSICOFARMACI PER I BAMBINI

  Mariangela Cofone

Tuttologi improvvisati che consigliano farmaci ai bambini? Non sono medici, non sono psicologi, ma promuovono alcuni potenti psicofarmaci per bambini irrequieti e distratti, affetti da ciò che viene chiamata ADHD, cosidetto disturbo da deficit di attenzione e iperattività. L'allarme è stato sollevato nelle ultime settimane dal portale "Giù le mani dai bambini", il comitato nazionale composto da olre 180 enti per la farmacovigilanza pediatrica, che mette in guardia istituti scolastici e famiglie da  associazioni e falsi psicologi che consigliano ai genitori di cambiare Asl, dato che quella di Bologna non raccomanda l'uso di tali farmaci, per ottenere più facilmente questi medicinali. A questo punto verrebbe da domandarsi quale attinenza abbia tutto questo con Pianoro, il nostro paese. In realtà ce l'ha eccome. Il Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana e l'Associazione Officina I Care di Bologna (per informazioni potete scrivere a pianoro@icareancora.it <mailto:pianoro@icareancora.it>), avendo scelto di sostenere la campagna di informazione sugli effetti estremamente dannosi degli psicofarmaci sui bambini, si sono attivati perché le istituzioni del nostro paese, nell'interesse della salute dei cittadini, seguano l'esempio della città di Roma prima, i comuni di Milano e Firenze poi, prendendo a cuore una questione di grande importanza per le famiglie del nostro territorio, valutando la possibilità di attuare una campagna di informazione e prevenzione. A tal fine è stata presentata al Consiglio Comunale una proposta ed una petizione. Nell'attesa di una risposta concreta da parte dell'amministrazione, scenari inquietanti hanno sollevato forti perplessità. Come afferma Luca Poma, portavoce nazionale di "Giù le mani dai bambini", sedicenti esperti stanno letteralmente invadendo le scuole propagandando l'uso di psicofarmaci come soluzioni ai disagi comportamentali dei minori. Genitori che si improvvisano conferenzieri negli istituti scolastici consigliando, senza averne titolo o addirittura spacciandosi per falsi psicologi, medicinali per la cura di questa presunta malattia. La procura di Bologna ha aperto un fascicolo informativo (per ora senza indagati né ipotesi di reato) su alcune associazioni che, anche nel nostro territorio, hanno tenuto corsi nelle scuole e contattato genitori per sensibilizzarli sull'opportunità di somministrare psicofarmaci ai figli eccessivamente agitati e distratti. Nel frattempo segnalazioni di casi analoghi giungono da tutta Italia. La domanda successiva potrebbe essere a questo punto la seguente: come essere sicuri che alcune di queste associazioni non siano arrivate anche nelle scuole del nostro comune? Nel frattempo c'è chi non resta a guardare. Nella provincia di Trento è stata approvata in data 21 febbraio 2008, una legge contro lo screening (cioè la diffusione di test diagnostici per l'ADHD) nelle scuole per non cadere in diagnosi troppo affrettate e semplicistiche. Recente è anche Il progetto "Scuola Protetta", che prevede la possibilità per insegnanti e genitori di connettersi ad un sito internet (www.scuolaprotetta.it <http://www.scuolaprotetta.it>) ed ottenere rapidamente e gratuitamente informazioni di sintesi su queste tematiche, segnalando ad un pool di esperti eventuali tentativi di "medicalizzazione" del disagio scolastico. Inoltre le scuole che risponderanno a requisiti minimi fissati con chiarezza da un comitato scientifico di prim'ordine e facilmente comprensibili e condivisibili, riceveranno una sorta di "certificazione Scuola Protetta". Tutte le scuole d'Italia potranno accedere direttamente a consulenze gratuite per chiarire dubbi su questi temi, compilando un apposito e semplice box on-line. Lo spirito del progetto è riaffermare la centralità della scuola, assieme alla famiglia, ponendo l'attenzione sull'opportunità di tentare ogni possibile soluzione di tipo pedagogico prima di arrivare alla medicalizzazione del disagio. Si tratta sicuramente di un problema estremamente delicato e complesso. Ma che cos'è esattamente l'ADHD e perché tutte queste polemiche riguardo ai farmaci prescritti per la sua cura? L'ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder, più comunemente nota come disturbo da iperattività e deficit di attenzione, da anni è al centro di polemiche. Sebbene sia riconosciuta dall'Istituto Superiore di Sanità e da una parte del mondo scientifico, molti psichiatri e psicologi sono scettici: i problemi dei "malati" potrebbero in realtà dipendere da difficoltà ambientali o di relazione, che nulla hanno a che vedere con una malattia. Dubbi risiedono principalmente nella diagnosi e nel modo in cui vengono somministrati i relativi questionari all'interno degli istituiti scolastici. L'APA, American Psychological Association, dichiara "che non vi sono test diagnostici affidabili ed oggettivi". Anche i documenti ufficiali riservati ai medici confermano che non esistono test diagnostici. I genitori dovrebbero essere informati sulla mancanza di affidabilità e validità delle diagnosi e delle drammatiche ripercussioni che l'assunzione di psicofarmaci prescritti per la cosiddetta cura hanno sui loro figli. Se poi si legge il foglietto illustrativo all'interno delle confezioni dei medicinali che vengono  prescritti, ad esempio Ritalin (prodotto da Novartise e fino a poco tempo fa vietato in Italia poiché sostanza stupefacente) e il nuovo Strattera, si scoprono i gravi problemi cui la loro assunzione può portare: compromettendo anche il sistema cardiovascolare, producono di solito diversi effetti mentali negativi, tra cui depressione, ansia, sintomi ossessivo-compulsivi e la lista è ancora molto lunga. La stessa casa farmaceutica produttrice, la  Eli Lilly, ha inserito nella scheda tecnica di Strattera (Atomoxetina) un warning riguardante il rischio di ideazione suicidaria tra i bambini e gli adolescenti trattati con il farmaco. Questi sono solo alcuni degli effetti "collaterali" che, come sempre si legge, non sono tuttavia pienamente conosciuti nel lungo periodo. Un aspetto fondamentale del problema è il vuoto che si crea attorno alla famiglie con minori che presentano questi tipi di disturbi. Un vuoto dato dalla mancanza di servizi sociali adeguati, di un tessuto sociale in grado di dare sostegno. Un vuoto in cui facilmente possono insinuarsi associazioni che agendo ai limiti della legalità  propagandano la soluzione farmacologica come la panacea di ogni loro problema. Forse è arrivato il momento di interrogarci su come facciamo vivere i nostri figli, invece di medicalizzare i loro disagi con terapie dannose che risolvono solo i problemi degli adulti.


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