| N. 3 - Anno XIII - Maggio/Giugno 2008 | Indice giornale |
Cultura |
|
NUOVI SGUARDI PER UN INVITO AL VIAGGIO |
|
Nel maggio 2007 l'Unione Donne Italiane ha presentato presso la Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per la democrazia paritaria in favore dell'applicazione, nei fatti finora sempre disattesa, dell'articolo 51 della Costituzione che prevede la presenza paritaria di uomini e donne nelle assemblee democratiche pubbliche. Quel momento è stato anche l'occasione per lanciare la campagna "50 e 50 - ovunque si decide", una raccolta di firme a sostegno della proposta di legge, che si è conclusa a Roma lo scorso novembre con una vivace e coesa manifestazione che ha accompagnato la consegna degli scatoloni pieni delle firme raccolte in tutta Italia. E' da questa occasione, vissuta dalla giovane fotografa pianorese Sara Colombazzi come intenso momento di ulteriore crescita politico-identitaria, che è nata in lei l'idea di un dialogo allargato sui tanti temi della condizione femminile sui quali nel nostro paese non è mai abbastanza interrogarsi, sollecitando aperture e sottolineando diritti che con le battaglie degli anni '70 avrebbero dovuto essere ormai acquisiti e che invece in Italia sono stati volutamente dimenticati o disattesi, mentre altrove in Europa, le legislazioni hanno trasformato da tempo in assunti culturali di consolidato rispetto, mai messo in discussione da alcun cambiamento di bandiera politica. Il desiderio di condivisione di quel momento di forte impegno e di battaglia comune ha trasformato così Sara Colombazzi, da testimone partecipe della manifestazione a ideatrice della bella mostra fotografica L'obiettivo delle donne, a cura dell'UDI che ha avuto luogo dal 14 al 26 marzo nella sala G. Cavazza del Baraccano a Bologna. Nella mostra le sue foto, in una sorta di taccuino fotografico del viaggio da Bologna a Roma realizzato seguendo i percorsi della manifestazione, scrutando e cogliendo i volti e i gesti delle altre donne, i dettagli delle strade, delle architetture, le tracce di scrittura sulle scatole delle firme, ombrelli e tessuti, frammenti di oggetti negli uffici, accoglievano il pubblico come un primo sguardo puntato sull'indagine al femminile di un impegno etico-politico nella quotidianità. Esse poi andavano a dialogare con gli sguardi di altre due fotografe: Margherita Cecchini che presentava un'installazione costruita come un susseguirsi di immagini di istanti e di spazi domestici e di lavoro proiettate al ritmo dell'inquieto interrogarsi sulla propria identità in progress, e Sonia Lenzi, con un algido scrutare con la macchina fotografica i claustrofobici spazi della prigione di Alcatraz, in un ambivalente movimento di apertura e di chiusura, di prigionia e di libertà a seconda dell'ordine nel quale alle fotografie si guardava. L'immagine del gabbiano, che ritroviamo nel ciclo fotografico di Lenzi, rimando all'opera omonima di A.Cechov e al personaggio di Nina e alla sua frase "Se si pensa alla propria vocazione non si ha paura della vita", può diventare, per il lavoro delle tre giovani fotografe e per tutte noi, un bell' invito al viaggio e all'impegno futuro.
Mili Romano