N. 3 - Anno XIII - Maggio/Giugno 2008 Indice giornale

Cultura

INAUGURATA LA SCULTURA DEDICATA ALLA BALENA PLIOCENICA DELLA VAL DI ZENA

  Mariangela Cofone

Una "Moby Dick" nella val di Zena? Potrebbe sembrare un accostamento un tantino bizzarro, se non fosse che domenica 11 maggio č stata inaugurata a Gorgognano la scultura di Davide Rivalta, dedicata alla balena pliocenica della val di Zena. Iniziativa, questa, curata dal Gruppo di Azione Locale dell'Appennino Bolognese, denominato GAL BolognAppennino, nato grazie al programma europeo Leader Plus che sostiene lo sviluppo di attivitā innovative in ambito rurale, realizzato e gestito da soggetti che compongono il tessuto socio-economico di questo territorio. Ad introdurre l'evento il sindaco di Pianoro, Simonetta Saliera, assieme ad altre personalitā come Andrea Marchi, presidente della Comunitā Montana - Cinque Valli Bolognesi, Tiberio Rabboni, assessore regionale, Remo Rocca, presidente Gal BolognAppennino,   Giulio Ghetti della Fondazione Carisbo, Gianbattista Vai, direttore e  Carlo Sarti dirigente-curatore del Museo Capellini dell'Universitā di Bologna. L'inaugurazione si č inserita all'interno di un evento-spettacolo con letture da Melville (Moby Dick) e Capellini tenute dall'attore Umberto Bortolani, in una suggestiva ambientazione sonora appositamente approntata per l'occasione. Nell'anno 1965,  sul versante idrografico sinistro del torrente Zena a pochi chilometri da Pianoro e ad est dell'antica via della Futa, sono stati rinvenuti i resti di una balena fossile. La zona si trova all'interno del cosiddetto "Bacino Intrappenninico bolognese" e interessa i terreni del Pliocene (tra 2 e 5  milioni di anni fa). La microfauna raccolta in corrispondenza delle ossa della balena permette di datare con precisione il cetaceo al Piacenziano (2 milioni di anni fa). Le operazioni di recupero e consolidamento dell'esemplare sono state effettuate nel 1965-1966 dal personale dell'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Universitā di Bologna. Nei pressi dello scheletro, oltre ai resti di origine marina, non mancano detriti di ambiente continentale derivati dall'apporto fluviale: numerosi frammenti di legno e due strobili di pino ben conservati. I resti vicino allo scheletro della balena e le numerose incrostazioni aderenti alle ossa, specialmente alle mandibole e alle vertebre, indicano un ambiente marino costiero o comunque poco profondo. Il cetaceo dovrebbe dunque essere arrivato in quel punto a seguito di uno spiaggiamento. L'ipotesi sembra essere avvalorata dalle condizioni di giacitura dei resti, poco rimaneggiati, come risulta da un filmato d'epoca che documenta con precisione i lavori di scavo e recupero dell'esemplare. Dopo lo spiaggiamento, il cetaceo deve essere stato ricoperto molto lentamente dai sedimenti.  D'altra parte la vicinanza della costa e il basso fondale lo hanno protetto dagli attacchi dei predatori. Infatti mancano le tracce di questo tipo, come quelle provocate ad esempio dai denti degli squali, frequenti in analoghi ritrovamenti.  Il monumento sorge nel punto esatto dove si č spiaggiata la balenottera.


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