| N. 4 - Anno XIII - Luglio/Agosto 2008 | Indice giornale |
La Posta |
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IL PANE A 1 EURO AL CHILO |
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Parliamo ancora del pane a 1 euro al chilo da un altro punto di vista. "… ci rimette chi lo fa, chi lo trasporta, chi lo vende…"; quando ho letto queste parole su L'Idea o sul Carlino di un gestore CONAD che vende pane a 1 euro ho pensato: finalmente una persona sincera ed onesta che dice le cose come stanno. Non che Marco Malpensi, che scrive di pane su L'Idea, non sia persona sincera ed onesta, mi guardo bene dal pensarlo, ma lo trovo non molto informato sull'argomento e però molto tifoso per una certa linea di grande distribuzione (COOP). Le cose stanno così: la panificazione è in grande affanno da tempo; nel 2007, nella provincia, il consumo medio procapite è stato di grammi 110, ultime stime lo danno a grammi 98. Sono 200 i forni che hanno chiuso negli ultimi anni in provincia, non perché il pane sia caro; il fatto è che la gente ne consuma sempre meno o non ne consuma affatto, quindi non è il pane che incide tanto sul bilancio familiare. Certamente però, il pane ha un forte valore simbolico; per questo forse la grande distribuzione ha preso lo spunto dai valorosi amici di Don Milani per farne una bella campagna pubblicitaria (vedi foto su L'Idea) come fosse un fustino paghi uno e prendi due. Contando ovviamente sul fatto che il cliente non si reca al super mercato solo per il pane, ma 9 volte su 10 riempie il carrello e il gioco è fatto. Solo i colossi della grande distribuzione possono permettersi questi metodi, peraltro legalizzati in certi casi dalla dichiarazione "vendita sottocosto" per non incorrere nell'illegale concorrenza sleale. Perché a mio parere di vendita sottocosto si tratta. Voci "ben informate" dicono che una grande industria panaria cederebbe alle COOP il pane a 98 centesimi di euro. Come fa Marco Malpensi ad affermare che c'è un guadagno? Non devono pagare anche loro commesse, cassiere, magazzinieri, ecc…? E il trasporto non costa niente? Alcuni fornai artigiani che, in accordo con il Comune di Bologna si sono impegnati a produrre un pane calmierato a euro 2,49 al chilo, dichiarano che con quel prezzo si coprono appena le spese. Si cerca spesso sulla stampa di fare passare i piccoli negozianti per gonfiatori di prezzi; non c'è TG che non rammenti tutti i giorni il costo di pane e pasta alle stelle allarmando anche chi non è allarmato. Un pacco di pasta si vendeva a 75 centesimi ora ne costa 85; figuriamoci che disastro! E poi sarebbe il caso di cominciare a cercare la causa del carovita a monte senza infierire sempre sull'ultima ruota del carro. Vorrei spiegare al lettore la differenza della panificazione toscana e quella bolognese; in un articolo apparso tempo fa, ci si chiedeva malignamente il perché nella vicina regione il pane costasse quasi la metà facendo passare i fornai bolognesi per profittatori; ma sono già troppo lungo e sarà per un'altra volta. Torniamo al nostro articolo; i panificatori non hanno denigrato il pane a 1 euro dicendo che è surgelato, hanno semplicemente fatto notare che su di una confezione di pane comprata in un supermercato di Bologna c'era il bollo con una scadenza di 3-4 giorni e quindi non era fresco. La valutazione di 265.000 pezzi (2.650 quintali) venduti nel 2007 di pane a 1 euro al chilo nelle COOP di Bologna mi era parsa un po' esagerata; voci "ben informate" parlano di 1.500 quintali complessivi di pane venduto di cui un 5% è pane a 1 euro al chilo. Credo che i fornai artigiani, tramite la loro associazione abbiano il diritto di difendere le loro aziende. La concorrenza deve funzionare, è vero, ma che non sia concorrenza sleale. Quindi se c'è qualcosa di discutibile in questa faccenda dal punto di vista legale si dovrà chiarire. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha già avviato un procedimento. Come è sotto esame il caso della cooperativa sociale di pakistani a Bologna che produce pane a 1 euro al chilo. Ci si domanda: le cooperative sociali che non pagano tasse né contributi e forse hanno anche sovvenzioni pubbliche, possono mettersi in concorrenza con aziende che le tasse e i contributi li pagano? Tra poco lo sapremo e ci metteremo tutti tranquilli. Per queste ragioni, credo, di caos nel commercio ai limiti della legalità gli organi di informazione strigliati da Malpensi aspettano di vederci chiaro prima di sbilanciarsi in commenti. Per me la vendita del pane a 1 euro è solo pubblicità commerciale intinta nel buonismo.
Alberto Pudioli
Il nostro lettore mi ritiene poco informato e cerca cortesemente con le sue argomentazioni di dare un contributo di chiarezza. Lo ringrazio e colgo l'occasione per tornare sull'argomento.
1- Apprezzo le iniziative di chi nell'ambito della grande distribuzione o nell'ambito dei piccoli esercenti si muove per cercare di diminuire i prezzi. Nel nostro caso oltre a COOP e CONAD mi piacciono di più i piccoli esercenti toscani che vendono il pane a 1 euro e 60 piuttosto che i piccoli esercenti di Bologna che lo vendono a 3 o 4 euro.
2- La campagna pubblicitaria della COOP arriva ora dopo 3 anni di vendita del pane a 1 euro senza alcuna forma di pubblicità; non mi pare corretto ritenere che l'iniziativa della COOP sia stata dettata solo da necessità pubblicitarie.
3- Non è sostenibile affermare che il costo di produzione del pane è di 2,49 euro quando i panificatori toscani lo vendono a 1,60; per verificarlo è sufficiente fare pochi chilometri per la Futa per fermarsi a Firenzuola o a Traversa. Il nostro lettore rimanda ad una altra occasione le sue considerazioni sull'argomento; le aspettiamo.
4- I dati sulla quantità di pane venduto dalla COOP sono dati ufficiali facilmente controllabili (ci sono le fatture); le "voci ben informate" citate dal lettore non ci sembrano una fonte affidabile. E poi se le quantità sono insignificanti di che cosa si preoccupano i panificatori?
5- Che COOP e CONAD guadagnino (sia pur poco) nella vendita del pane a 1 euro lo dicono loro e non io; anche queste affermazioni sono facilmente controllabili da chi ne abbia interesse.
6- Le cooperative sociali pagano tasse e contributi previdenziali. Non pagano i contributi previdenziali soltanto per i dipendenti certificati "svantaggiati" quando questi superano il 30% dei dipendenti.
7- L'Autorità garante della concorrenza e del mercato non si è ancora pronunciata sulla denuncia fatta dalla federazione dei panificatori di Bologna. Ma si è già pronunciata (comminando una multa) contro la federazione dei panificatori di Roma che aveva invitato i suoi associati a fare cartello tenendo i prezzi alti ostacolando così la libera concorrenza; e, a seguire, la Procura della Repubblica ha aperto una indagine di ordine penale nei confronti del presidente dei panificatori romani e dei suoi più vicini collaboratori.
Marco Malpensi