| N. 5 - Anno XIII - Settembre/Ottobre 2008 | Indice giornale |
Cultura |
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I RICORDI DI UN PIANORESE |
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seconda parte |
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Solo negli anni successivi al 1949 forze nuove molto importanti arricchirono il gruppo dirigente degli amministratori, ad iniziare da Gianfranco Nannetti, Benito Serenari, Lipparini, Naldi (poi divenuto Sindaco di Loiano), Fabbiani, Dini ecc. I nomi sarebbero molti da ricordare ed a distanza di tanti anni mi riesce difficile ricordarli tutti. Posso sicuramente affermare che tutti, indistintamente, hanno dato un contributo alla rinascita del nostro comune, ivi compresi i tanti dirigenti delle varie forze politiche dell'arco costituzionale. Con l'incremento della popolazione, le varie frazioni (Gorgognano, Zena, Botteghino, Livergnano, Pieve del Pino, Pian di Macina), comprese quelle lungo la Statale, divennero punti ove organizzare le riunioni per comprendere, discutere ed articolare le soluzioni più soddisfacenti per le specificità dei bisogni di ogni borgata, oltre che a preparare l'elezione comunale del 1946. Gli anni 1946-'47 e 1948 furono molto duri. Le maggiori difficoltà furono i trasferimenti poiché le strade erano diventate "ruscelli". Ricordo in modo particolare quella che da Zula portava a Gorgognano e a Zena. Anche la parte in discesa, per lunghi tratti, era percorribile solo a piedi. In fatto di spostamenti, ricordo una domenica del 1947 (la maggiore parte delle riunioni nelle frazioni più lontane si svolgevano nei giorni festivi), nella quale io, la Sabbi, la maestra Lorenzoni e mio zio Gino, ci recammo ad una riunione a Botteghino. Allora non esisteva la strada, ma una cavedagna e poiché pioveva, al ritorno, mio zio ed io dovemmo portare a spalla le due "compagne", perché non riuscivano a camminare nel pantano. La presenza sempre più massiccia di cittadini, richiedeva risposte anche ai bisogni di svago dei più giovani e non. Iniziammo a Rastignano, occupando Villa Ranuzzi, abbandonata dalla proprietà e semi distrutta (oggi Villa Pini di fronte alle scuole di Rastignano). Nonostante le rovine subite, soprattutto ai piani alti, impegnandoci di sera e nei giorni festivi, riuscimmo a recuperare i locali al piano terra e li adibimmo a sedi dei Partiti ed il salone centrale lo utilizzammo come sala da ballo. Grazie alla maestra Loredana Lorenzoni, rientrata con la famiglia in località Riolo, nelle sere che non si ballava, organizzavamo, in quegli spazi, dei corsi serali per approfondire la storia del nostro paese e la lingua italiana. La strada statale era malandata e, dopo Rastignano, vi erano seri pericoli. Così, al termine delle lezioni, accompagnavamo a casa la maestra, unitamente a coloro che avevano seguito i corsi. Con l'aumento della popolazione, cominciarono le iniziative anche a Pianoro Nuova. In località Baioca(dove attualmente c'è l'albergo Bellevue) il sig. Faenza aveva collocato una baracca militare e aperto il primo bar di Pianoro. Con il suo consenso, nelle vicinanze del locale, costruimmo una sala da ballo all'aperto. Quel luogo divenne un centro d'aggregazione molto importante per la rinascita"sociale" del paese e, nella stagione invernale, avevamo il permesso d'organizzare riunioni politiche e sindacali nel bar. In quegli anni la presenza del sig. Faenza, con le sue iniziative, ha dimostrato una capacità imprenditoriale non indifferente. Con la costruzione delle prime case a Pianoro Nuova nell'area dell'ex mercato, trovò posto sia il Municipio, che poté lasciare la località del Pero, sia la Camera del Lavoro.
Visto l'impegno profuso nell'attività dell'E.C.A. e nel partito, i dirigenti dell'allora P.C.I. (primo fra tutti Aldo Benni) mi proposero di partecipare ad un corso provinciale di tre mesi. Le lezioni si tenevano nel palazzo di via S.Stefano, sede attuale della Bonifica Renana, e a pranzo ci servivamo della mensa istituita presso la federazione provinciale del P.C.I. in via Barberia. Terminato il corso, il partito di Pianoro mi propose di uscire dalla fabbrica per lavorare a tempo pieno alla Camera del Lavoro locale, già presente da oltre un anno sul nostro territorio. Segretario della Camera del Lavoro era il compagno Armando Benni, che rappresentava anche gli edili; a dirigere i mezzadri era il compagno Alberto Lenzini, coadiuvato da Silvio Mucini; Diana Sabbi seguiva l'amministrazione e le pratiche INCA, mentre il sottoscritto seguiva la Lega dei braccianti. L'esigenza di trovare un lavoro ed il come fare produrre i campi abbandonati divennero i punti focali della Lega braccianti. Gran parte del territorio comunale era minato e non esistevano aziende a conduzione bracciantile. Nel 1949 il Sindacato provinciale dei Braccianti mi chiamò a fare parte della Segreteria Provinciale e mi distaccai anche dalla vita politica e sindacale di Pianoro. Questi i ricordi della ricostruzione del mio paese, delle prime lotte politiche e sindacali del dopo guerra. Ritengo che l'assegnazione della medaglia d'oro al valore civile al nostro Comune trovi la sua origine e la sua motivazione nel contributo che i pianoresi hanno dato alla lotta di liberazione e all'impegno profuso per ricostruire questo paese. Vero è che dalle distruzioni belliche Pianoro non ha più riacquistato la sua vecchia identità. Ritengo che, solamente nei prossimi anni, quando gli attuali lavori per la costruzione del nuovo centro di Pianoro saranno terminati, i pianoresi avranno nuovamente un "centro" e sarà così completata la vera rinascita del nostro comune.