| N. 5 - Anno XIII - Settembre/Ottobre 2008 | Indice giornale |
La Posta |
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I GRAFFITI A PENNARELLO |
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Nel mio Dna c'è l'avversione a tutto ciò che viene inutilmente utilizzato. Soprattutto se è inestetico e incolto come gli scarabocchi che ornano (si fa per dire) i muri, i pavimenti stradali e i cartelloni di Pianoro. Ricordo che lo facevo anch'io da ragazza, ma lo facevo per utilità, non per sfizio. Per esempio, mi capitava di vergare un nome e una frase sulle macerie di una casa crollata sotto le bombe, per invitare l'amico che vi abitava a farsi vivo con me, sempre che lo potesse. Oppure gli: "abbasso ai fascisti e ai tedeschi" vergati sui muri con la vernice e la tremarella di essere beccati nell'opera, con conseguenze tutt'altro che accettabili. Non mi pare che le due tecniche, quella d'allora e la presente, abbiano qualcosa in comune se non l'imbrattamento dei muri. Moralmente sono addirittura in contrasto. Meraviglia scoprire che i giovani d'oggi, tenutari di mezzi comunicativi di largo consumo, abbiano bisogno di esprimere i loro sentimenti attraverso un mezzo così obsoleto. E c'è sempre la "viva voce" che a me pare il mezzo più efficace. Vorrei, per dare più forza al mio pensiero, citare una o due frasi murali che mi hanno dato la misura della inutilità di questo mezzo comunicativo: SCHUSA! Ci rimettiamo insieme? (come fa l'ex a rimettersi con un tale analfabeta?) oppure l'ossimoro: NON SI SCRIVE SUI MURI! Ovviamente vergato su un muro. E ancora: TU 6 TROPPO (troppo di che?). Non credo si debba aggiungere altro.
Luigia Bimbi