N. 5 - Anno XIII - Settembre/Ottobre 2008 Indice giornale

Cultura

Pianoro racconta. (23°)

(Dai Diari del Sindaco Silvio Mucini)


1° Marzo 1960 - Martedì: "E' il 1° Marzo ed è l'inizio di una nuova attività stagionale, la primavera, primavera anche elettorale. Se si risolverà questa difficile crisi di governo, bene, altrimenti ci sarà una svolta a sinistra cioè un governo formato da D.C.I., P.S.D.I. e P.R.I. con l'appoggio dei Socialisti."

In una lunga nota a piè di pagina Silvio traccia un suo personale ritratto del Sindaco. "Chi è il Sindaco?" scrive Mucini.

Gli scolari delle Medie, delle Elementari, gli studenti universitari sanno che è il Capo dell'Amministrazione e, a questo, non viene aggiunta una parola. Tutt'al più potrebbe essere aggiunto che è chi fa pagare le tasse e che deve mantenere i servizi, quindi quando manca l'acqua, la luce, le strade sono impercorribili, la scuola è fredda o vi è un vetro rotto, ect. la colpa è del Sindaco.

Per i contadini che vivono nelle campagne, il Sindaco è colui che fa tutto nei centri abitati, che non si cura di loro, anzi va d'accordo con i ricchi e dà a costoro tutte le comodità, come se coloro che vivono in paese fossero poi tutti ricchi.

Per i ricchi è niente che meno un manigoldo, uno strozzino che gli vuole togliere tutto per ridurre anche loro alla miseria; naturalmente non ne fa una giusta perché esenta gli operai da alcune tasse e alcuni hanno redditi maggiori dei nostri, anzi il loro è un reddito fisso mentre il nostro è variabile.

I proprietari terrieri dicono che il Sindaco è ingiusto, noi siamo la categoria che guadagna di meno e siamo i più tartassati dalle tasse. No, dicono i commercianti, i più colpiti siamo noi.

Gli artigiani dicono che il loro è un reddito da lavoro che non deve essere tassato e via di questo passo. Io dico "e così sia." Guai se una di queste categorie fosse veramente soddisfatta, sarebbe un segno evidente che è veramente favorita rispetto alle altre. Insomma si lamentano tutti e vuole dire che abbiamo colpito nel giusto.

Povero Sindaco se dovesse vivere di gratitudine! Certamente farebbe la fame!

Chi vuole accontentare tutti, sicuramente non accontenta nessuno. E' impossibile accontentare uno senza scontentarne altri. Siamo egoisti negli affari privati, nei confronti dello Stato, nell'assistenza e al Sindaco vanno tutte le colpe. Almeno fosse una carica ben retribuita, potrebbe alleviare il senso di colpa. Allora perché accetta l'incarico? Penso che per la maggiore parte dei sindaci dei piccoli Comuni sia l'amore per il prossimo, la convinzione di compiere un'opera meritoria, di giustizia e di aiuto dei più deboli, senza pretese di gratitudine, riconoscenza o di lucro. Sono socialista per lottare contro l'ingiustizia e i soprusi, non per avere onori e ricchezza. Vorrei che i membri del Parlamento lavorassero per un simile scopo, ma la politica e la partitocrazia scelgono, molte volte, scopi diversi.

 

30 Marzo 1960 - Mercoledì: "A Santa Maria Capoavetere si sta celebrando un maxi processo contro gli assassini del sindacalista socialista Salvatore Carnevale, capo della lotta dei braccianti agricoli siciliani contro il latifondo, ucciso dai sicari dei latifondisti. Questa è la sua breve storia. "Se ammazzano me, ammazzano Cristo." Così il sindacalista rispondeva a chi lo minacciava e lo invitava a lasciar perdere la lotta. Quando morì Salvatore Carnevale, aveva appena 30 anni. Nel 1951, insieme ad un gruppo di contadini, aveva fondato la sezione socialista e la Camera del lavoro di Sciara. E subito cominciò a battersi per l'applicazione della riforma agraria e la divisione dei prodotti della terra a 60 e 40 (60% al contadino e 40% al padrone). Una cosa inaudita per i gabelloti e i campieri della principessa Notarbartolo, che fino ad allora erano riusciti a tenere fuori Sciara dalle ondate di lotte contadine della Sicilia centro-occidentale. Nel frattempo il movimento contadino era cresciuto fino ad ottenere «due decreti di scorporo delle terre del feudo eccedenti i 200 ettari: il primo del 21 luglio 1952, l'altro il 16 marzo 1954», scriveva Pippo Oddo nel libro «Tra il feudo e la cava. Salvatore Carnevale e la barbarie mafiosa». Ma, ai primi di agosto del 1952, in fretta e furia, il sindacalista fu costretto ad andar via da Sciara, senza dare spiegazioni, per "rifugiarsi" a Montevarchi, in provincia di Arezzo. Perché questa "fuga"improvvisa? «Per andare a lavorare», sostenne l'avvocato Francesco Taormina al processo. Ma Pippo Oddo non credeva a questa tesi. Sosteneva, invece, che Carnevale era stato costretto a lasciare il suo paese per sfuggire alla mafia di Caccamo, che il 7 agosto 1952, aveva ucciso a colpi d'accetta un suo amico, il militante comunista Filippo Intile. Turiddu, però, tornò a Sciara il 14 agosto 1954, appena gli arrivò la notizia che il processo a suo carico si era concluso con l'assoluzione, facendo pensare che se n'era allontanato perché temeva una dura condanna. Una volta in paese, diede impulso a nuove lotte per chiedere l'accelerazione delle procedure d'assegnazione della terra ai contadini (dei 704 ettari scorporati, infatti, ne erano stati assegnati appena 202), occupando nuovamente il feudo Notarbartolo. Ancora una volta fu minacciato dai mafiosi, denunciato dalle autorità e condannato a due mesi di carcere con la sospensione condizionale della pena. Rimasto disoccupato, gli fu offerto un posto nella cava Lambertini. Carnevale accettò e il 29 aprile 1955 cominciò a lavorare. Ma anche qui continuò la sua attività sindacale, organizzando gli operai per rivendicare il diritto alle otto ore lavorative. La sera del 10 o dell'11 maggio, un emissario della mafia gli disse: «Lascia stare tutto e avrai di che vivere senza lavorare. Non ti illudere, perché se insisti, finisci per riempire una fossa». «Se ammazzano me, ammazzano Cristo!», rispose Carnevale, che, a scanso d'equivoci, il 12 maggio proclamò lo sciopero dei cavatori per il rispetto dell'orario di lavoro e il pagamento del salario di aprile. All'iniziativa aderirono 30 dei 62 operai: un successo. Quattro giorni dopo Turiddu sarebbe stato assassinato."

(Continua)

 


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