N. 6 - Anno XIII - Novembre/Dicembre 2008 Indice giornale

Attualità

UNA VITA AL SERVIZIO DI RASTIGNANO

  Gianluigi Pagani

La dottoressa Gemma Chiarini è andata in pensione, dopo oltre 30 anni di attività come medico di base a Rastignano. "Da giovane volevo fare la giornalista. Poi ho scelto la facoltà di medicina e non mi sono mai pentita - ci racconta Gemma nella sua casa di Rastignano, piena di libri e di oggetti raccolti in giro per il mondo, mentre al pianoforte si diletta a suonare - all'inizio della carriera avevamo meno strumenti diagnostici: non esisteva la tac, né la risonanza, né l'ecografia e gli esami di laboratori erano meno dettagliati. Nella mia attività ho sempre cercato di privilegiare un rapporto più diretto medico - paziente. La persona che viene in ambulatorio ha bisogno di aiuto ed ha bisogno di scaricare sulle spalle di qualcuno la propria angoscia. Il medico, oltre che curarlo, deve fargli capire che è disponibile ad aiutarlo a sostenere insieme a lui questo fardello".

Ma questo è molto pesante?

"Certo, sei a contatto ogni giorno con il dolore delle persone. Ricordo quando dovetti dire ad una ragazza della mia stessa età che aveva un cancro al pancreas, non guaribile. Mentre le leggevo il referto, le infliggevo una condanna di morte. Nelle settimane successive mi ha insegnato tantissimo, anche come si fa a morire con dignità. Questa relazione costante con le persone, soprattutto nei piccoli paesi dove tutti si conoscono, è molto dura. Vado in pensione anche perché ad una certa età è difficile sostenere tutto questo dolore sulle proprie spalle".

Come è la medicina di oggi?

"Credo molto alla <medicina di gruppo> in quanto il confronto con gli altri colleghi, gli incontri di formazione con gli specialisti e l'appartenenza ad un gruppo di medici professionisti, sono tutti aspetti positivi sia per i pazienti che per gli stessi medici".

Medicina tradizionale o alternativa?

"Una volta in Cambogia ho visto un ospedale che aveva un reparto dove si praticava la medicina tradizionale cambogiana. Selezionavano solo alcuni paziente per godere di questo tipo di medicina. Sono dello stesso parere: se hai una broncopolmonite, curati in modo tradizionale. Ci sono invece altre malattie dove le forme di medicina alternative, fatte bene e da professionisti, possono avere una loro utilità".

Quali le malattie più frequenti nella nostra zona?

"Le solite: i tumori e le malattie cardiovascolari. Molto spesso le patologie derivate dallo stress della vita di ogni giorno. Mi ricordo di una persona che aveva il colesterolo alto e non poteva mangiare alcune cose. Un giorno mi disse: <Ma dottoressa quando io vedo mia moglie che fa la sfoglia e muove le mani ed il sedere, per me è una cosa bellissima a cui non riesco a resistere>. In quel caso lì forse era meglio che quelle tagliatelle le mangiasse lo stesso! Bisogna relazionarsi con il paziente, perché è una persona e non un numero dentro uno schedario: bisogna parlare con lui per capire le dinamiche della sua vita ed aiutarlo a trovare una soluzione".

Adesso cosa farà da pensionata?

"Ho tanti progetti. Apriremo a breve un ambulatorio gratuito per gli stranieri clandestini. Partecipo ad alcuni progetti in India per l'educazione sanitaria e l'apertura di ambulatori in zone svantaggiate. Canto in un coro multietnico chiamato <Mikrocosmos> e mi dedico alla mia musica. Ho preso recentemente una specializzazione in psicoterapia e mi piace dedicare tempo a questa materia. E soprattutto farò la nonna dei miei tre stupendi nipoti".

Quale consiglio vuole dare ai suoi ex pazienti?

"Innanzi tutto bisogna fidarsi ed affidarsi al proprio medico curante. Poi è necessario non abusare dei farmaci, che spesso il paziente si <autoprescrive>. Infine usare la tolleranza di fronte alla malattia, ossia avere l'umiltà di persone che non sono invincibili: l'umiltà della coscienza della malattia. Imparare a convivere con la propria malattia che esiste ed è un aspetto della vita che bisogna saper accettare".


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