N. 6 - Anno XIII - Novembre/Dicembre 2008 Indice giornale

Cultura

ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO TERRITORIO

 
Romano Colombazzi

A Pianoro Vecchia, per iniziativa di don Luciano Bavieri, parroco di San Giacomo Maggiore, sabato 11 ottobre 2008, al teatro Le Rose, si è tenuto un incontro di storia medioevale sulla strada Romana Vecia e gli ospitali di San Giacomo e Livergnano. Nell'ambito della manifestazione è stato presentato il libro SAN BARTOLOMEO DI MUSIANO - Giornata di studi del 15 ottobre 2005, che ha avuto il patrocinio del Comune di Pianoro ed il sostegno economico della ditta Marchesini Group. <Un grande ringraziamento a don Luciano per le sue tante idee ed iniziative che persegue con grande convinzione e non demorde sino a quando non riesce a concluderle. Un grazie al gruppo di studi alta valle del Reno della Deputazione di Storia Patria per i loro studi. Nel 2005, in questo stesso teatro, fu organizzata una giornata di studio che ha prodotto il libro "SAN BARTOLOMEO DI MUSIANO", frutto di quel lavoro. Ma don Luciano non era soddisfatto e non aveva ancora centrato il suo obiettivo che era quello di ampliare le ricerche storiche sull'intera via Toscana e gli ospitali. Oggi, infatti, viene presentato anche il libro "VIE DEI PELLEGRINI NELL'APPENNINO BOLOGNESE di Paola Foschi che è stato pubblicato con il fondamentale contributo del GAL Appennino Bolognese presieduto da Remo Rocca.>

 

Così si è espresso il sindaco di Pianoro nell'aprire la giornata di studio alla presenza di numerosi studiosi ed appassionati di storia locale. <Nel dare il benvenuto a tutti, vorrei ricordare che, questo momento, doveva coincidere con un precedente incontro che riguardava i luoghi di pellegrinaggio e di ospitalità per i pellegrini che si recavano a Roma. Le vie conosciute erano la via Francigena e l'altra è questa, la via Romana Vecia. Il mio obiettivo era di trovare testimonianze dei luoghi di ospitalità lungo la via Toscana fra i quali l'ospitale di San Giacomo Maggiore e l'ospedale, del quale è in sala il proprietario attuale, che è appena oltre Livergnano. Il professore Renzo Zagnoni ha raccolto una serie di testimonianze che ci illustrerà e che ci permetteranno di scrivere la storia di questi due luoghi, oltre a quella dell'abbazia di Musiano che è già stata scritta in grande parte. Obiettivo raggiunto.> E' stato questo, in sintesi, il breve intervento di don Luciano per spiegare la sua caparbietà nel volere organizzare la giornata di studio. Dopo l'intervento di Remo Rocca che ha sottolineato l'importanza di progetti come questo patrocinati dal GAL per rivalutare sia il territorio sia le risorse presenti in questi luoghi di comunicazione tra Firenze e Bologna, ha preso la parola il professor Zagnoni, presidente del gruppo di Studi alta valle del Reno e Paola Foschi, autrice del libro Vie Dei Pellegrini nell'Appennino Bolognese. Il primo libro nasce dai risultati di un convegno di vari studiosi e contiene dati inediti sull'abbazia di Musiano. Ricordo in particolare la descrizione del suo esteso patrimonio fondiario e i cospicui beni e privilegi di cui fu dotata nel suo massimo splendore. Nei vari brani si trovano parole come mercationes, pedagium, passagia e, pur se con un linguaggio molto accademico, si leggono notizie interessanti. Il secondo libro, di respiro più ampio, si occupa prevalentemente di pellegrinaggi e dei relativi itinerari che hanno interessato la montagna bolognese fra medio evo ed età moderna. La via Francigena, anticamente chiamata via Francesca o Romea e detta talvolta anche Franchigena, è il percorso di un pellegrinaggio che da Canterbury <http://it.wikipedia.org/wiki/Canterbury_%28Regno_Unito%29> portava a Roma e costituiva una delle più importanti vie di comunicazione europee in epoca medioevale. Vari sono stati i percorsi che nel tempo hanno seguito i pellegrini. Giunti a Bologna, per il resto del percorso verso sud, alcuni studiosiritengono che il tracciato utilizzasse il crinale tra i torrenti Savena e Setta verso il passo della Futa. Nella valle del Savena sono evidenziati gli hospitali, le pievi ed i monasteri. Altrisuppongono un percorso sui crinali del torrente Idice e Sillaro verso il passo del Giogo di Scarperia, lungo un tracciato costellato di ritrovamenti archeologici di insediamenti etruschi e romani. Nell'agosto del 1979 la ventennale ricerca di due archeologi amatoriali ha portato alla luce le prime tracce di selciato romano nei pressi del passo della Futa aprendo un periodo di studi, dibattiti ed ulteriori scoperte archeologiche. Ad oggi sono stati ritrovati circa 7 chilometri di selciato non contigui, principalmente in alta quota sopra i 1000 metri. Le diverse ipotesi non sono comunque in contraddizione perché è ipotizzabile, tra l'età repubblicana e l'età imperiale, uno spostamento del tratto terminale verso occidente. Al decadere di questo percorso dovette infatti corrispondere la costruzione di una seconda via transappenninica per il passo della Futa, a collegare Bononia con Florentia.


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