N. 1 - Anno XIV - Gennaio/Febbario 2009 Indice giornale

Cultura

IL JAZZ ALL'ARCIPELAGO

 
Stefano Galli

Pur non essendo un grande conoscitore di jazz, Cristina Zavalloni alla sala Arcipelago non me la potevo perdere. Vari amici e conoscenti mi avevano fatto presente che il gruppo Zavalloni è una delle realtà musicali più interessanti. Così venerdì 5 dicembre mi reco all'evento per vedere di cosa si tratta. Il rapporto del gruppo con il pubblico è notevole, una piccola affermazione di Cristina in apertura di serata dove dice che l'ignoranza a volte è un bene in quanto fa vedere il mondo come una novità mi mette subito a mio agio in quanto quasi tutti i presenti sono conoscitori di jazz mentre la mia ignoranza musicale è notevole. Poi comincia la musica in un alternarsi di strumenti e voci che giocano fra di loro stuzzicando aspetti particolari dell'animo e stimolando vari sentimenti. Un momento che mi ha colpito particolarmente in quanto mi è sembrato decisamente anomalo è stato quando il maestro al piano forte si è alzato in piedi ed ha cominciato a battere con le mani le corde e le parti in legno all'interno dello strumento oltre a pizzicarne le corde come se fossero quelle di un'arpa. Il suono decisamente curioso è rientrato pienamente nell'armonia degli altri strumenti anche se devo dire che mi è dispiaciuto un po' non aver sentito un piccolo assolo di tale arte. Con il mio orecchio poco allenato alla musica ho cercato di estrapolare questo suono dal contesto, ma non ci sono riuscito. Poi viene lei, Cristina Zavalloni, che spiega ogni brano, lo fa capire al pubblico, lo commenta e crea le basi per poter gustare il sentimento che il compositore ha cercato di mettere nella sua opera. La voce stupenda della cantante capace di una vasta gamma sonora si fonde con un vestito elegante, ma sportivo e movenze coinvolgenti.  Atteggiamenti da bambina alternati ad altri decisamente femminili ed altri ancora molto seriosi e professionali hanno creato una simbiosi fra musica, parole, movimenti e pubblico tanto che la platea più che essere coinvolta da Cristina oserei dire che se ne è innamorata. Le canzoni hanno visto susseguirsi pezzi in latino, greco, italiano, inglese, francese, portoghese ed una canzone di natale in un dialetto del Congo. Gli applausi sono stati copiosi e la serata decisamente gradevole. Un ringraziamento ai volontari dell'Arcipelago che a turno sono presenti per gestire il bar e la sala e far si che tali eventi possano aver luogo cercando di arginare i mille problemi del volontariato, primo fra tutti il quello dei costi. Mi viene fatto notare che anche la presenza di più di cento persone, come nella serata attuale, spesso non copre le spese del gruppo invitato. La stagione teatrale della sala denominata "Una poltrona per sognare" è veramente ricca e spazia dal jazz, al cabaret, alle rappresentazioni teatrali, ai monologhi e spettacoli di musica varia. Speriamo che i volontari abbiano ancora la forza e la voglia di proporre simili cose in futuro.


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