N. 1 - Anno XIV - Gennaio/Febbario 2009 Indice giornale

Ambiente

LA PRIMA FESTA NAZIONALE DEL LUPO

 
Stefano Galli

Il fotografo ambientalista Antonio Iannibelli, da anni specializzato nel lupo appenninico, in collaborazione con il Comune di Gaggio Montano e l'associazione culturale Gente di Gaggio, ha organizzato il 14, 15 e 16 novembre questa interessante iniziativa. La manifestazione prevedeva nell'arco delle tre giornate la meravigliosa mostra fotografica fissa di Iannibelli nella biblioteca di Gaggio Montano, la proiezione di due documentari dedicati al lupo sulle Alpi ed al parco del Corno alle Scale nonché escursioni ai laghi di Suviana e Brasimone. La diffusione del lupo in Italia è motivo di grandi discussioni ed il territorio pianorese non è immune da questo fenomeno. L'aumento di ungulati di grossa taglia, soprattutto caprioli e cinghiali ha aumentato la disponibilità di cibo di questo maestoso predatore che, di conseguenza, ha rioccupato tutto l'arco appenninico affacciandosi alla catena alpina e svalicando in Francia e Svizzera. Di dimensioni minori rispetto al suo parente europeo, il lupo italico (Canis Lupus Italicus) si distingue per un pelo in genere più rossiccio e soprattutto per due stupende righe nere nelle zampe anteriori. Inutile negare che il fascino per questo animale è altissimo, ma bisogna rimanere con i piedi per terra. Se è vero che in Abruzzo ed in certe zone del centro Italia il lupo non si è mai estinto, è anche vero che nelle nostre vallate manca ormai da troppo tempo e la popolazione non è più abituata a conviverci. Un decennio fa partecipai ad una serata di diapositive indetta da una ricercatrice del parco nazionale d'Abruzzo che sosteneva che in centro Italia gli allevatori sono consapevoli dell'esistenza di questo predatore e tutelano le loro greggi con metodi adeguati, mentre i pastori di altre zone dove il lupo stava comparendo in quegli anni non erano preparati e la reazione erano trappole, fucilate e bocconi avvelenati. Da un articolo apparso sul giornale del WWF leggo che l'arma vincente contro questo nobile animale sembra essere il pastore maremmano (che va comunque bene addestrato), selezionato appositamente per questo compito in quanto cane di grossa taglia e dal manto che lo confonde con le pecore per disorientare il predatore. Alcune delle persone che possiedono animali nelle nostre vallate hanno cani inadeguati che regolarmente il lupo uccide oppure non ne hanno affatto, ma tengono un paio di pecore senza nessun controllo. Inoltre bisogna dire che mentre i lupi sono comunque pochissimi i cani sono migliaia e l'abitudine di molti contadini o abitanti di case sparse di lasciarli liberi fa si che il migliore amico dell'uomo si trasformi di notte imbrancandosi ed andando a compiere razzie di vario tipo, azioni che sono sempre imputate al lupo. Teniamo presente che cani vaganti non custoditi possono essere pericolosi anche per l'uomo. La stampa locale, sempre in cerca di scoop per aumentare i lettori, in molti casi non aiuta e si leggono titoli che tendono a creare allarmismo, inoltre in alcuni articoli si leggono commenti a dir poco allucinanti: vi sono persone che sostengono che girare per i boschi non è più sicuro, che bisogna stare attenti. Ma quando mai! Queste congetture e commenti medioevali pensavo fossero ormai lontani dalla nostra società moderna, eppure non è così. Dati alla mano non si conosce in Italia neppure un attacco di lupo all'uomo, mentre vi sono in continuazione attacchi di cani a volte anche verso gli stessi padroni, eppure a nessuno viene in mente di proporre di estinguere le razze canine più aggressive, anzi alcune diventano di moda. Da una pubblicazione del parco dei Gessi a cura di Massimo Colombari arrivata alle case di tutti i pianoresi si apprende che nel 2.007 in provincia di Bologna i danni provocati dai cinghiali ammontano a 161.033 euro, mentre quelli provocati dai lupi a 17.000. E' comunque una bella cifra ma si deve pensare che il lupo è l'unico predatore che caccia il cinghiale per cui, se faremo fare alla natura il suo corso, nel tempo questo predatore ci aiuterà a mantenere il cinghiale sotto controllo. Pensiamo anche che i danni da cinghiale ce li siamo creati da noi immettendo per scopi venatori un animale molto prolifico e di dimensioni maggiori rispetto al cinghiale italico che sopravviveva in alcune zone della Maremma. Tali danni creati da pochi sono pagati da tutta la comunità. Inoltre dei 32 capi di bestiame uccisi nello stesso anno solamente 5 sono stati sicuramente attribuiti al lupo e gli altri ai cani di cui parlavo prima. Sarebbe una bella cosa se la regione iniziasse a pagare meglio questi danni e soprattutto includesse anche quelli dovuti a cani che comunque per un allevatore rappresentano un danno. Bisogna ricordare che un conto è fare discorsi da salotto del tipo <<Ahh come è bello il lupo>> ed un conto è essere un allevatore e vedersi mangiare una pecora, penso che a nessuno faccia piacere se il proprio datore di lavoro un mese decide di non pagare lo stipendio per cui capisco pienamente la situazione di chi si vede mangiare un animale domestico. Bisogna fare uno sforzo incredibile per riuscire a trovare mezzi comuni per superare questa situazione e far si che il lupo non solo torni fra di noi, ma sia accolto con gioia, come un amico, uno spirito libero dei boschi, un compagno da guardare con rispetto, un riequilibratore della catena ecologica. Per gli indiani Lakota-Sioux il lupo rappresentava lo spirito del guerriero ed era visto non come un nemico competitore (sentimento tipico della nostra cultura occidentale), ma come un fratello dignitoso e coraggioso dal quale imparare. Ricordiamoci infine di un piccolo particolare, il lupo in Italia è protetto (legge 968 del 1977 e successivi aggiornamenti), per cui ucciderlo, dopotutto, è anche illegale. Per informazioni sulle attività di Antonio Iannibelli potete consultare sito <http://www.provediemozioni.it/index.php?pag=speciali&cat=circolo> e per chi fosse interessato ai corsi di fotografia <http://www.provediemozioni.it/forum_b/viewtopic.php?t=648>


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