| N. 2 - Anno XIV - Marzo/Aprile 2009 | Indice giornale |
Attualità |
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IL CARNEVALE DI PIANORO |
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Piergiovanni Pierantozzi |
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Entri nel capannone dei carri di carnevale di Pianoro e tutto d'un tratto ti trovi coinvolto nel mondo dell'arte, senza subire i patimenti per le difficoltà di comprenderne le stranezze: lì ci entri dentro. Nell'intrico dei materiali, degli strumenti e degli attrezzi di lavoro, disposti a trecentosessanta gradi in tutte le direzioni dello spazio disponibile, si elevano le grandi opere sulle piattaforme con ruote. Le persone presenti, giovani e meno giovani, le vedi lavorare attraverso prospettive sorprendenti nella visibilità ristretta tra gli spazi rimasti tra le cose, spesso nascoste da grandi figure di cartapesta, o da pannelli di compensato e da cartoni appoggiati alle colonne. Dietro queste quinte ci si muove con cautela e controluce vedi piccoli sbuffi di vapore nelle parole di chi parla nel freddo della sala. Se non inciampi sugli oggetti lasciati per terra, rimarrai colpito dall'insieme fantastico delle forme e dei colori come sospesi in un sogno. Quest'anno l'amico Gerardo Cangialeoni ci propone, a noi dell'associazione pianorese Capo Seattle ed agli altri collaboratori, di mettere animali sul carro, ritagliandoli come una volta dai cartoni, con la tecnica delle diapositive proiettate. Le sagome degli animali verranno montate in coppie specchianti vicino alle balaustre ed i bambini si divertiranno a sfilare mascherati sui carri accanto ad esse. Abbiamo ritrovato i koala, le volpi, le giraffe, utilizzate in una vecchia edizione di carnevale. Mancavano però le tigri e gli altri grandi felini. Volevamo metterci anche una coppia di quelli: <<Ci starebbero bene>> dice Cangialeoni <<Magari con le aquile in alto, ma quest'ultime saranno molto difficili da montare>>. Scegliamo di mettere i leopardi. Le immagini del felino macchiato le andiamo a cercare in internet, ma ci aspetta una brutta sorpresa, dolorosa per la nostra immaginazione. La figura prestante del leopardo, che doveva uscire dal catalogo di Google e finire poi dipinta sul carro per sfilare baldanzosa insieme agli altri animali sulle strade di Pianoro, s'impiglia nella dura realtà del mondo. Nello schermo del computer appare la foto d'un leopardo in primo piano, con sullo sfondo una fila di persone, né sorridenti né tristi, come in una posa di gruppo. Che centra? La curiosità è ingenua, ma poi cliccando si capisce: dietro al grande felino, steso a terra come in riposo, ci sono i cacciatori. Il sito non perdona, più sotto si legge: con tredicimilaottocento euro tutto compreso, fai dieci giorni di caccia in Africa, con l'abbattimento di un leopardo. Si caccia nelle varie farm, nei dintorni della casa del cacciatore professionale, dove si alloggia in camere doppie con tutti i confort. Così con questi soldi il leopardo potremmo andarlo a prendere ed imbalsamare per metterlo come vivo sul carro. Che meraviglia! Passato il carnevale, abbiamo reso felici i bambini con i nostri animali di cartone che ora riposano tranquilli. Ma quelli veri ce la faranno? Ce lo chiediamo anche perché qui da noi qualcuno al governo vuole riaprire la caccia a quel poco che ancora di animali liberi ci è rimasto.