| N. 3 - Anno XIV - Maggio/Giugno 2009 | Indice giornale |
La Posta |
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LE BARRIERE ARCHITETTONICHE |
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Parole, parole, parole, soltanto parole…Perché vogliamo convincerci che sia così difficile trasformare i buoni propositi in fatti! Con queste righe intendo replicare, anche se in ritardo (vogliate scusarmene), alle risposte che gentilmente e tempestivamente ha ricevuto la mia scorsa lettera, pubblicata sull'Idea di Gennaio-Febbraio 2009. Mi sono chiesto parecchie volte se fosse giusto tener vivo il dibattito, poi ho sentito l'urgenza di scrivere, l'urgenza di un cuore ferito il cui intento non è certo quello di creare attriti, ma piuttosto quello di svelare il proprio disagio e di far qualcosa per eliminarlo. Da vent'anni una carrozzina mi permette di vivere, sottoponendomi al contempo ad ingiuste umiliazioni e, siccome sono sicuro che questa condizione sia comune alla maggior parte dei disabili, cerco di fare il possibile perché il paese in cui vivo diventi esempio di integrazione, fermo nel convincimento che qualche consiglio (e, perché no, qualche rimprovero) in tal senso non possa che giovare alla sua salute. E' necessario infatti rendersi conto che in una società sempre più eterogenea come la nostra, l'accoglienza della diversità è un fattore di crescita che non può essere trascurato e dovrebbe rientrare fra gli obbiettivi basilari di ogni comunità proiettata al futuro. Ciò che voglio è instaurare un rapporto diretto e propositivo col Comune di Pianoro, volto fra l'altro a sensibilizzare i miei compaesani affinché tutti sappiano che il mio disagio in parte riguarda anche loro: chiunque potrebbe ritrovarsi bisognoso di aiuto e di comprensione ed è uno dei doveri di una società democratica essere in grado di garantirli, sempre nei limiti del possibile. So cosa significa uscire e trovarsi la strada bloccata da un gradino di soli cinque centimetri, conosco la tremenda sensazione di inutilità che ne consegue, la stessa che porta a chiudersi in casa. La vita di ogni disabile, a seconda dei diversi tipi di menomazione, è messa a dura prova da tanti piccoli "gradini" e spesso basterebbe una minima dose di sensibilità e di buona volontà da parte di tutti per eliminarli. Detto questo, mi sento di smentire l'assessore Marco Sassatelli quando sostiene che a Pianoro le azioni mirate alla globalizzazione dei diritti sono in linea con quanto auspicato, perché non è affatto così! Sarà anche vero che questa amministrazione si è dotata di "regole che impongono e facilitano la realizzazione di infrastrutture adeguate", anche modificando il Piano Regolatore per consentire ai privati di eliminare le barriere architettoniche, ma sicuramente non si è premurata di accertarsi che queste regole venissero attuate, tant'è che (come avevo già scritto nella lettera precedente, entrando più nello specifico) l'agibilità di strutture come il palazzetto dello sport e la palestra di Pianoro è limitatissima. Inoltre, i recenti rinnovamenti strutturali volti a facilitare l'accesso dei disabili all'impianto della piscina comunale Paolo Gori sono la risultanza delle numerose e continue sollecitazioni da parte di alcuni utenti e operatori, non certo da parte del Comune, che non si è mai interessato direttamente alla cosa. Ma le barriere architettoniche non si limitano agli edifici adibiti all'attività sportiva: se per esempio volessi accedere ai negozi che si trovano sopra la banca in Piazza dei Martiri come farei? E se volessi entrare al bar sotto il portichetto rialzato di via dello Sport, dove fra l'altro si trovano anche un negozio di articoli sportivi, uno di giocattoli e un barbiere, come farei? Invito inoltre il signor Sassatelli a sedersi su una carrozzina per constatare di persona se la maggior parte degli scivoli sui marciapiedi di Pianoro facilitino davvero la deambulazione di un paraplegico o di un anziano. La risoluzione dei problemi da me indicati, soprattutto di questi ultimi, non avrebbe certo richiesto una spesa eccessiva e comunque i vari piccoli ma grandi interventi urbanistici per migliorare la percorribilità del nostro Comune (nonché la vita dei cittadini) avrebbero dovuto essere effettuati ben prima dell'eliminazione dell'ICI! Spero che l'amministrazione pianorese, con buon cuore ed umiltà, voglia riflettere sulle questioni da me poste per evitare che il senso civico rimanga chiuso nelle stanze del municipio o tuttalpiù entro i confini del nuovo centro di Pianoro Nuova.
Mauro Paolini