N. 4 - Anno XIV - Luglio/Agosto 2009 Indice giornale

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UNA MOSTRA FOTOGRAFICA PER LE DONNE

  Mili Romano

Fra gli eventi dedicati dall'UDI (Unione Donne Italiane) alla staffetta contro la violenza alle donne, per denunciare quanto esse ogni giorno in Italia siano colpite nel pubblico e nelle mura domestiche, si è svolta a Bologna nella prestigiosa sala d'Ercole di Palazzo d'Accursio, dal 24 marzo al 30 aprile scorso, la mostra fotografica di Sara Colombazzi "Lasciatele lavorare", per la cura di Gianna Solmi. Più di cento stampe digitali a colori di giovani donne al lavoro documentano un intenso incontro/scambio/dialogo e sono la testimonianza di momenti fondamentali per l'identità di ciascuna, tutte giovani e proiettate verso un cambiamento, volti noti, meno noti, affatto noti. Tutti volti sorridenti e fieri della propria energia in opera, nella naturale difesa di conquiste già acquisite e che si vorrebbero intoccabili. Quei volti e quei sorrisi sereni e consapevoli della propria forza e del valore della propria passione progettuale, colti dietro una scrivania o in un laboratorio di analisi, provengono dai settori più disparati del mondo del lavoro: imprenditrici e libero professioniste, critiche d'arte e impiegate, artiste, commercianti ed artigiane; dai mestieri più tradizionali a quelli più inusuali e nuovi dove si misura la difficile legge della parità: barbiere, collaudatrici di moto, boare, operatrici ecologiche, apicultrici. Ogni scatto che coglie un istante di quotidianità al lavoro lascia immaginare il tempo di relazione fra la fotografa e quelle donne, il racconto di una vita. Il lavoro e l'incontro di Sara fotografa con le tante donne diventano qui strumento di emancipazione e di condivisione di responsabilità, ipotesi di costruzione in progress di una società futura in cui forte è la promessa di un rispetto e di una uguaglianza di riconoscimenti che,  per quanto dovrebbero essere ormai acquisiti per sempre vanno, credo, continuamente risottolineati, ribaditi e difesi con ogni mezzo in un paese come il nostro in cui vengono ciclicamente messi in discussione (soprattutto in un momento storico ed economico come l'attuale, in cui la pesante crisi si sta già abbattendo sul mondo del lavoro a partire proprio dalle categorie meno difese e più discriminate) e dove persevera, come testimoniano i tristi casi di cronaca, la violenza privata e pubblica, fisica e psicologica, sulle donne. Bella e vivacissima la mostra fotografica come bella e vivace è stata l'azione che il giorno dell'inaugurazione l'accompagnava: uno scatto alle donne presenti, da sole o in gruppo, e sullo sfondo l'acronimo ingigantito dell'Unione Donne Italiane composto da un mosaico di volti di donne, solido argine, nella compattezza di una fiera identità di genere e nell'invito ad un lavoro collettivo e solidale, all'indifferenza dilagante che produce degrado e violenza.


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