| N. 4 - Anno XIV - Luglio/Agosto 2009 | Indice giornale |
Copertina |
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LA DISPERAZIONE DEI DIPENDENTI HARRIS |
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| Gianni Zappoli | |
Harris Calorific appartiene al Gruppo The Lincoln Electric Company <http://www.lincolnelectric.com/> di Cleveland, Ohio, U.S.A., il maggiore gruppo mondiale nel settore delle macchine e dei prodotti di consumo per la saldatura elettrica. Harris in Italia ha sede a Pianoro e dispone di una superficie di 5.000 mq in cui si avvale di processi produttivi ad altissimo livello di automazione. (dal sito ufficiale www.harrisproductsgroup.it <http://www.harrisproductsgroup.it>).
Pianoro, luglio 2009. Da giorni i lavoratori Harris presidiano lo stabilimento: donne e uomini molti dei quali hanno dedicato decenni della loro vita a questa azienda; una azienda che ha raggiunto altissimi livelli, addirittura leader mondiale, grazie al loro impegno e che, oggi, non esita ad abbandonarli per trasferirsi in Polonia. I numeri sono importanti, di numeri sono fatti i bilanci delle aziende, basta spostare qualche numero, anche piccolo, ed i risultati cambiano anche molto, ed a volte i numeri masticano la carne degli uomini per crescere. 48 è un numero. 48 sono donne e uomini, dietro ad ognuno di loro una famiglia, vite, speranze, progetti, magari modesti, ma sempre importanti. Sono i 48 lavoratori che Harris - dopo averli illusi con un accordo che prevedeva la permanenza a Pianoro del sito produttivo ed investimenti qualificanti il piano industriale presentato e disatteso - ha tradito, decidendone il licenziamento ed il trasferimento in Polonia della produzione (leggi il comunicato integrale ufficiale sul sito www.icareancora.it/harris.pdf <http://www.icareancora.it/harris.pdf>). Abbiamo fatto visita al presidio per ascoltare le voci di queste persone, per guardarli negli occhi, per tentare di essere vicini. I volti sono tesi, arriva un tir carico di merci che viene respinto dal presidio e dopo poco se ne va, qualche parola di entusiasmo per la "vittoria", ma la gioia dura poco, tornano gli sguardi tesi, torna l'angoscia dell'attesa. Attesa di cosa? E' quello che si chiede Silvia Donati, lavoratrice, da oltre diciannove anni in Harris. Silvia ci racconta quanto fosse stato sofferto l'accordo raggiunto nel giugno del 2008, accordo che costò l'esubero di 12 lavoratori, ma importante, un accordo che doveva garantire un futuro, ma ora? <<Terminata la cassa integrazione che faccio? Alla mia età chi mi prende? Là>> ed indica le donne del presidio <<è pieno di donne cinquantenni molte delle quali sole con bambini>>. Si avvicina Fausto Bussoli, altro lavoratore che da anni presta la propria opera in Harris, ha gli occhi lucidi, mi mostra le mani: sono ricoperte da un eczema particolarmente invasivo: <<Vedi? Questo mi è comparso da quando è iniziata questa storia, qui tutti stiamo soffrendo, la cassa integrazione e la prospettiva del licenziamento sono un pensiero che non ti lascia un attimo, ogni momento della tua vita ha come sfondo questo incubo che dal cervello si trasferisce a tutto il corpo, siamo preoccupati per la possibilità che si inneschino stati depressivi anche pericolosi>>. Io, che a lungo mi sono chiesto quali domande fare, davanti a Fausto non sono riuscito a domandare nulla se non una: <<Cosa vuoi comunicare ai cittadini di Pianoro?>> <<La disperazione. Tutti al di là della situazione vediamo il vuoto che c'è attorno, al costo di duri sacrifici avevamo conquistato condizioni buone con le quali ci salvavamo, stiamo perdendo tutto>>. Qui al presidio ho la possibilità di incontrare Primo Sacchetti, responsabile FIOM-CGIL, che con grande preoccupazione ci dà i dati aggiornati a luglio 2009 per quanto riguarda il nostro territorio: a Pianoro i lavoratori in cassa integrazione sono 1.400, a settembre sono previsti oltre 100 lavoratori in mobilità, cioè licenziati, ed il peggio è atteso per ottobre, infatti andrà a scadere la cassa integrazione ordinaria attivata dalla maggioranza delle aziende, con la possibilità che la mobilità colpisca diverse centinaia di lavoratori. Che è come dire centinaia di nuclei familiari. La disperazione. Abbiamo voluto incontrare questi lavoratori convinti che sia necessario riempire il vuoto a cui Fausto Bussoli fa riferimento: è indispensabile che la comunità di Pianoro prenda coscienza di quanto sta avvenendo e che si attivi, sia a livello di cittadini ed associazioni, che di Ente Locale, affinché ci si faccia carico collettivamente di un dramma, un vero e proprio dramma, che sta colpendo queste famiglie, che può colpire ognuno di noi. Si perché il meccanismo infernale che sta stritolando queste persone, che a 40 anni nessuno vuole più, è il medesimo meccanismo che ruba la vita ai giovani proponendo loro condizioni di lavoro disumane e disumanizzanti e perciò se non è nostro papà coinvolto oggi, potrà esserlo nostro figlio presto, e solo reagendo, uniti, potremo cercare di riappropriarci del futuro rubato.