| N. 6 - Anno XIV - Novembre/Dicembre 2009 | Indice giornale |
La Posta |
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I RINGRAZIAMENTI PER LE RISPOSTE ALLE LETTERE DEL GIORNALE |
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Vorrei ringraziare due persone che con le loro risposte alle mie lettere al giornale hanno confermato che si può vivere con alcune difficoltà "diverse" ed impegnarsi affinché "la memoria non si perda mai". Tali risposte spronano la voglia di continuare a sperare in una vita sempre migliore, per sé ma soprattutto per chi ci sta seguendo e ci sta attentamente osservando. Ringrazio prima di tutto Daniela Mignogna che nel suo articolo "Disabilitare la disabilità" con il garbo, la dolcezza e la competenza che l'hanno sempre contraddistinta, ha espresso ed ha capito il vero nocciolo della mia (forse troppo) esuberante richiesta di una libertà vera nel movimento, da persona diversamente abile che ha il diritto di appartenere vivamente a questa società, soprattutto perché la vita non mi ha concesso quella normalità che ora fa sì che debba obbligatoriamente adeguarmi a quella nuova. Se avrà bisogno di me, compatibilmente con il mio stato fisico, sarò estremamente felice di aiutarla nella verifica delle situazioni varie che complicano la vita dei diversamente abili, senza per questo andare a complicare quella degli altri. Ritengo che con un poco di buona volontà da parte di tutti si possa felicemente convivere senza nulla togliere a nessuno dando ad ognuno ciò che serve. Sarò onorato di poterle offrire un buon cappuccino o caffè con pasta acclusa quando il nostro sogno si sarà avverato e credo fermamente che con il suo interessamento e quello dei suoi collaboratori ciò sarà molto vicino nel tempo.
Marcello Lelli ha assolutamente ragione nell'indicare che "sulla storia dei nostri caduti la memoria sia tale da non lasciarsi turbare dall'inesattezza oggetto della mia segnalazione". L'intendimento non voleva essere polemico anzi, era quello di far capire che bisogna sempre vigilare, bisogna sempre tenere viva quella memoria affinché la storia non si ripeta. Vedete, e per questo mi sento la gioia nel cuore, sono riuscito a muovere quell'acqua cheta che comunque deve sempre essere agitata, perché l'onda ti fa sempre stare all'erta, ti dà quell'inquietudine che ti pone sul chi va là, poiché non sempre tutto si deve considerare come assodato e privo di pericoli. A proposito, anche il Comune di Firenzuola ha una lapide con su scritto Ervè. Ringrazio Marcello Lelli a nome di tutti coloro i quali, come dice giustamente Paolo Corazza, si attivano per "comunicare la memoria".
Stefano Franci