| N. 6 - Anno XIV - Novembre/Dicembre 2009 | Indice giornale |
Notizie |
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UNA PIANORESE IN AFRICA |
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Entrare per la prima volta a Kibera, la più grande baraccopoli di Nairobi in Kenia toglierebbe il fiato e le parole al più navigato dei viaggiatori, figuriamoci ad una studentessa ventiquattrenne come me che pensava di poter cambiare il mondo con una laurea in cooperazione internazionale. Troppi colori, odori, rumori, musica, miseria, polvere, grida di bambini, pesce fritto e flying toilets si accavallano disordinatamente in un vortice di sensazioni, nella testa e nel cuore, trasformandosi in giganteschi punti interrogativi. Non pretendo certo di spiegarvela quest'Africa che da tre mesi a questa parte sto ascoltando attentamente nelle parole di chi la vive, di chi ci lotta quotidianamente perché vengano garantiti i più basilari diritti, di chi in questa terra rossa ed arida si sporca le mani fino a farsi male. Ci sono la droga, la violenza, l'AIDS e la strada da cui è difficile tenersi lontani e non ci sono alternative ed opportunità. Per questo è stata fondata un'associazione, registrata col nome di Kibera Community Youth Programme (www.kcyp.kabissa.org <http://www.kcyp.kabissa.org>) composta da 106 volontari, che lottano fianco a fianco ogni giorno per garantire un futuro ai giovani, fatto di educazione, lavoro e speranza. C'è anche un gruppo di teatro che, girando per le scuole educa i ragazzi alla pace, alla non violenza, alla prevenzione dell'AIDS ed una squadra di calcio che l'anno scorso ha vinto il campionato della baraccopoli. E poi c'è un progetto per l'energia rinnovabile che, con l'istallazione di pannelli solari sui tetti delle baracche/ufficio, permette di avere energia elettrica e di venderne un pochino agli abitanti della zona. Magari costituendo un gruppo pianorese che adotti qualcuna di queste cause si potrebbero supportare questi progetti sviluppati dal basso, senza troppa burocrazia intorno. Perché è giusto che il futuro dell'Africa rimanga nelle mani degli africani, <<Si può solo aiutare chi sta già facendo qualcosa per aiutare se stesso>> mi ha detto un giovane di nome Kepha. Ed allora lancio la palla a chi di voi vorrà sostenere queste iniziative e confido, al mio rientro, di poter organizzare incontri informativi con proiezioni di foto e di incontrarvi numerosi in tali occasioni. Per info, proposte e suggerimenti vi prego di contattarmi al mio indirizzo e-mail federicabriamonte@hotmail.it <mailto:federicabriamonte@hotmail.it>. Asante sana rafiki, che in lingua swahili significa grazie tante amici.
Federica Briamonte