| N. 1 - Anno XV - Gennaio/Febbario 2010 | Indice giornale |
La Posta |
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I NUMERI NON HANNO CUORE |
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Riflessioni sulla scuola pubblica nel nostro paese |
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Quando sono venuto a Pianoro la prima cosa che ho fatto, prima di trovare lavoro, è stata quella di visitare la cittadina e soprattutto rendermi conto dei servizi in particolare della scuola. Con il pretesto che presto avrei dovuto iscrivere i miei figli la visitai. Per me che venivo dal centro storico di Napoli, dove il mio quartiere conta circa 180.000 abitanti, quella visita fu un vero colpo di fulmine e me ne innamorai. M'innamorai dello spazio, di quelle aule linde, del numero di bambini per aula e della mensa e della scuola materna. Ma il paese offre anche la piscina, i campi di calcio e tante altre cose. Figuratevi per me da sempre iscritto al PCI cosa voleva dire se non la conferma di quanto avevo da sempre sostenuto: noi rispetto alla destra abbiamo un modo di amministrare fatto di cuore e non di numeri, nel senso di scindere le priorità: prima di tutto i servizi bene primario per i cittadini poi tutto il resto. Dopo il fidanzamento il matrimonio, il vivere insieme e scoprire la realtà. Una delle realtà è che è vero che i pianoresi usufruivano di servizi invidiabili, ma è altrettanto vero che ciò era possibile perché gran parte dei costi di questi servizi erano supportati dalle rette e, a quanto dicevano gli avversari politici, tra le più care della regione. Avevamo la fortuna che essendo la disoccupazione quasi nulla l'intervento del Comune per quanto riguardava situazioni di disagio erano rare ed anche le rette non pesavano piu di tanto sul bilancio familiare. Purtroppo le cose sono cambiate: i governi hanno tagliato sempre di più i finanziamenti agli enti locali, l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa, la TAV che va via, le situazioni generali di disagio come licenziamenti e cassaintegrati sono aumentate. Come fare in una situazione del genere a far quadrare i conti del Comune? Basti pensare che nelle scuole gli addetti alle pulizie sono gli stessi di quando il numero degli scolari era di 220, oggi siamo a circa 420 (numeri ufficiosi). Questo vuol dire che lo stesso dipendente in meno di 10 minuti deve spazzare, lavare l'aula, pulire i banchi, svuotare i cestini e tante altre cose. Chissà se chi ha firmato l'accordo con la ditta di pulizie sa cosa vuol dire "pulizia". Girano voci secondo le quali il volontario che si occupa del passaggio pedonale all'uscita della scuola non verrà più utilizzato perché il Comune non può spendere 2.50 euro al giorno. Da quest'anno non si distribuisce più l'acqua in bottiglie sigillate alla mensa, ma si è preferito dare l'acqua di rubinetto in brocche. Sono contrario all'acqua in bottiglia, ma per il contesto (400 bambini che manipolano le brocche) la trovo più igienica. Sempre ascoltando la gente, non mi stancherò mai di farlo, si pensa di togliere le merendine inter-pasti. Questi sono esempi di come far quadrare i bilanci attraverso: tagli, licenziamenti, appalti al ribasso e quant'altro, sempre partendo dal basso, mai prendendo in considerazione che forse si può cominciare a tagliare dall'alto. Cominciamo a rivedere gli stipendi partendo dai sindaci ed a seguire fino all'ultimo usciere? Cominciando dal presidente del consiglio fino all'ultimo rappresentante del "feudo Parlamento"? E' proprio vero i numeri non solo non hanno cuore, ma non hanno neanche colore. Dal 15/01/2010 Manutencoop ha comunicato agli addetti pulizia della scuola che l'orario complessivo giornaliero dell'intervento è ridotto di un ulteriore 25% per effetto della legge Gelmini.
Carlo Battimelli