| N. 1 - Anno XV - Gennaio/Febbario 2010 | Indice giornale |
Rubriche |
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Sprazzi, Spruzzi, Sprizzi |
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Brevi Attualità |
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Romano Colombazzi |
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Dicembre 2009 - Fuori nevica. Okay, nevica. È dicembre! Siamo al Nord! Quando piove il governo è ladro ma quando nevica? Ora non voglio certo dire "Nevica, governo ladro". Una nevicata copiosa. Spettacolo affascinante; gioia per i bambini, problemi per gli adulti. E la cosa più bella della neve è il silenzio atavico che produce. D'un tratto il mondo zittisce e l'unica cosa che si sente è l'eco della propria coscienza. La neve, dicono i poeti, mette a nudo l'anima poetica delle cose. Ma mette a nudo anche l'anima lagnosa dell'umanità. E giornali e TV urlano il dramma epocale.Al bar, dal bottegaio, alla Coop tutti a lamentarsi delle strade non perfettamente pulite, della mancanza di sale (cloruro d'ammonio) al Consorzio e del sale (cloruro di sodio) nelle botteghe, chi non concepisce l'ipotesi di rinunciare alle scarpe da città o a guidare sull'asfalto asciutto in ogni stagione, chi non è andato a lavorare perché doveva camminare a piedi (e se no con cosa?). Un tempo, d'inverno si indossavano disinvolti scarponi. Adesso no! Dicono che sta per cominciare una nuova piccola era glaciale. Tenetene conto. E l'inverno prossimo, i doposcì non lasciateli in soffitta.
Dedicato ad un pupazzo di neve:
"Piccole mani, una dopo l'altra, aggiungevano neve al tuo corpo senza forma.
Senza gambe, tondo il tuo busto e così la tua testa un pezzo di ghiaccio.
Ed uno pose due bottoni e un turacciolo, segnò una bocca nella neve e il viso sorrise.
Un altro al tuo petto pose piccoli bastoncini per la cerniera della tua giacca.
L'ultima che non aveva nulla, ti diede solo un bacio e andò via senza voltarsi.
E tu, pupazzo, costretto a vivere senza amore, ti sciogliesti al primo battito del cuore."
Gennaio 2010 - Risalendo via della Resistenza, all'incrocio tra via dello Sport e via Giardino, Gianna ed io intravediamo sullo sfondo della via un pupazzo di neve. Un cenno d'intesa tra me e Gianna e l'auto si ferma, quasi automaticamente, per ammirare quest'opera fugace ed intrigante che qualche uomo o donna di grande sensibilità ha voluto erigere a memoria dell'inverno in corso. Per fortuna che Gianna ha sempre la macchina fotografica con sé. È sempre più raro vedere comparire un bel pupazzo di neve fatto con cura in un parco sotto casa. Tanti ricordi e riflessioni si accalcano nella tua memoria ad ammirare un pupazzo di neve. Tutto è perfetto, come nei tempi andati, quando ragazzini, alla prima neve di stagione, correvamo nel cortile di casa per fare palle di neve e a costruire il pupazzo che ci doveva rappresentare. Un senso di dolce malinconia ci coglie entrambi nell'analizzare questa opera perfetta nei suoi particolari e a ripensare a te che, bambino, raccoglievi la neve, facevi cumuli di neve necessari a formare la base, il busto, la testa, le braccia e tutto il resto e che le abili mani di tuo padre trasformavano in un perfetto uomo senza cervello. Già, bei tempi, bei ricordi, tempo apparentemente perso ma che ha formato dei ricordi indelebili e bellissimi che rimarranno. Che dire? Grazie a tutti quei papà e quelle mamme che dedicano tempo ai propri figli e figlie a costruire un pupazzo, invece di rimanere in casa a giocare alla playstation. Giusto per provare a ricordare che esiste anche un mondo fuori dalle nostre case e che raccogliendo la neve, facendo pupazzi, foto e tirandosi vicendevolmente palle di neve, si rafforza un legame con i nostri figli e nipoti in maniera duratura.